L’alluminio rincara e scatena una reazione di aumenti incontrollabile
L’alluminio non si mangia. Ma senza l’alluminio rischiamo di non mangiare. E di non riuscire neanche a curarci. Diciamola un po’ meglio: questo metallo è il re degli imballaggi. Usiamo l’alluminio per conservare i cibi, le case farmaceutiche lo utilizzano per farne i blister in cui custodire le nostre pillole. E poi serve per le bibite e i cibi a lunga conservazione, le lattine, infatti, sono di alluminio. E che dire del caffè: la moka, e gran parte delle caffettiere che utilizziamo ancora in casa, sono appunto di questo metallo. Ma c’è un problema. Che è gigantesco. Quanto i rincari che hanno interessato questa materia prima. Se aumenta l’alluminio, come denuncia Face, il rischio è quello di finire in mezzo a una reazione a catena di rincari di cui si può intuire l’inizio ma, difficilmente, individuare la fine.
Alluminio, perché i rincari ci faranno molto male
Innanzitutto i numeri, sciorinati proprio da Face che è la Federazione europea dei consumatori di alluminio. Il segretario generale Mario Conserva ha fatto i conti. E sono salati, per tutti. In soli sei mesi, il costo della materia prima è aumentato addirittura del 45%. Oggi costa più di 3.500 dollari alla tonnellata. Le cause non stiamo nemmeno a ricordarcele. Tra dazi, conflitti e tensioni commerciali e belliche, il mondo è una polveriera che ogni giorno esige (da noi) un prezzo sempre più alto da pagare. Con questa premessa, la previsione è fosca. “Prevediamo rincari produttivi del 25% nel packaging alimentare e del 18% nel settore farmaceutico”. Giusto per gradire. Dalle lattine fino ai blister, sarà una raffica di nuovi aumenti che peserà sulle tasche delle famiglie. Ma dalla dispensa e fino allo stipetto dei farmaci, non si esaurirà ancora la grande corsa degli aumenti. Già, perché l’alluminio è utilizzato anche nell’automotive. Comparto che, ora, rischia la mazzata finale.
Cibo, farmaci e auto
Secondo l’analisi Face, infatti, con gli aumenti del costo del metallo salirà pure il prezzo finale di veicoli e automobili. Allo stato attuale già viaggiano rincari stimati tra gli 800 e i 1.200 euro in più sui costi finali, ai consumatori, per i prodotti nuovi. La mazzata più pesante, però, rischiano di accusarla le auto elettriche. Che utilizzano più leghe leggere che necessitano, appunto, di questo materiale. I costi di queste vetture sono già alti di per sé. Adesso rischiano di lievitare ulteriormente, con il pericolo di mandare a ramengo ogni ipotesi di transizione elettrica per il parco auto. Ammesso, e non concesso, che un’illusione del genere si possa ancora coltivare fuori dalle stanze dorate di Bruxelles. Ma il lungo viaggio dei rincari non è mica finito qui. No di certo.
Una mazzata (anche) sulla casa
La mazzata sull’alluminio potrebbe colpire (ulteriormente…) il settore immobiliare. Passando, chiaramente, a complicare la vita al comparto delle costruzioni. Il metallo è ampiamente utilizzato per le finiture e non solo delle abitazioni. Con costi maggiori, evidentemente, si chiederanno esborsi commisurati a committenti e agli acquirenti. Insomma, pure la casa rischia di finire nella temperie dei rincari. E tutto solo per un’unica materia prima. Il guaio, vero, è che in questo preciso momento storico sta salendo tutto. Il viaggio dell’alluminio verso gli aumenti è lastricato dall’oro che gli italiani dovranno scucire per un sacco di beni di prima necessità. Dal cibo alla casa, dall’auto fino alle medicine. Ma intorno a noi tutto sta aumentando. Il clima non è certo dei migliori. E non lo sono neanche le prospettive. Con l’alluminio non si mangia. Ma senza rischiamo di restare tutti a digiuno.
Torna alle notizie in home