L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

I possibili scenari al Senato sul destino delle preferenze

di Giuseppe Ariola -


Dopo una settimana di passione alla Camera, la riforma della legge elettorale sbarca in Senato già questa settimana. Nell’idea iniziale della maggioranza, questo secondo passaggio parlamentare avrebbe dovuto rappresentare poco più che una formalità. A Palazzo Madama si sarebbe dovuto semplicemente ratificare il provvedimento come uscito da Montecitorio. Ipotesi che resta sul tavolo ma che equivarrebbe a dire definitivamente addio alle preferenze. Si cristallizzerebbe quindi la sconfitta politica del primo partito di maggioranza per mano dei franchi tiratori del centrodestra. Non solo, perché la mancata introduzione delle preferenze, alla luce dell’impianto complessivo del provvedimento, che prevede già liste circoscrizionali bloccate per l’assegnazione del premio di maggioranza, espone il fianco a un possibile intervento della Corte costituzionale.

I rischi sul tavolo

Certo, invece, è che la mancata modifica non fa piacere al Quirinale, da dove già settimane fa, raccontano fonti parlamentari azzurre, è trapelato l’auspicio che la nuova legge elettorale prevedesse le preferenze. L’alternativa è, dunque, tentare di ripercorrere al Senato il cammino lungo il quale la maggioranza è inciampata alla Camera. Nel centrodestra nessuno si sbilancia, né da una parte né dall’altra. Si prende tempo per ricomporre la frattura, evitando di esporsi prima del tempo. Riaprire il provvedimento richiederebbe, infatti, la necessità di mettere in cantiere un ulteriore passaggio alla Camera dopo il via libera dell’aula di Palazzo Madama. Ma un piccolo allungamento dei tempi sarebbe il male minore. Il problema vero si verificherebbe qualora sul nodo delle preferenze si consumasse uno scontro, questa volta a viso aperto, tra gli alleati di governo. Tecnicamente il percorso al Senato, dove il voto sarebbe palese, è meno insidioso.

Il percorso della legge elettorale al Senato

Politicamente, invece, si rischierebbe la rottura se, sfruttando l’esito del voto alla Camera, benché bombardato dal fuoco amico, Lega e Forza Italia tentassero di rimangiarsi l’intesa sulle preferenze, ufficialmente raggiunta, con il partito di Giorgia Meloni. Se però si optasse per rimediare all’incidente che ha messo in crisi la maggioranza, ci sarebbero due strade. La prima, come ha subito evidenziato il presidente del Senato Ignazio la Russa, è quella di “un intervento chirurgico” per inserire le preferenze con un emendamento votato in modo palese in aula. In alternativa, si potrebbe procedere alla modifica già in commissione per poi, eventualmente, blindare il testo nell’emiciclo di Palazzo Madama con un voto di fiducia. In entrambi i casi, la terza lettura alla Camera prevederebbe un passaggio lampo e, visti i precedenti, con fiducia. Perché la paura di andare a casa prima del tempo è il miglior deterrente per dissuadere i parlamentari dal fare scherzi


Torna alle notizie in home