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L’Europa indica green e rinnovabili ma guarda al nucleare

Il documento e le strategie Ue: dentro c'è tutto, persino il riarmo

di Martino Tursi -


L’Europa indica il green ma guarda al nucleare. Per superare l’impasse, serve adesso un investimento forte e deciso nella transizione energetica. Tanto urgente la richiesta che adesso viene il dubbio: e finora, dopo anni passati ad autoterrorizzarci sul clima, cosa è stato fatto? Evidentemente nulla. Perché il grande tema è e rimane quello del nucleare. Che Bruxelles sa essere un punto dolente, anzi dolentissimo nelle relazioni europee. Ai tedeschi, specialmente ai politici che temono un’ulteriore impennata nei sondaggi per i Verdi, l’atomo non va giù. E si sa, l’Ue propone ma è sempre (e solo…) Berlino che dispone.

L’Europa e la sfida (interna) sul nucleare

Adesso, però, che il governo di Merz ha ottenuto l’ok dalla Commissione Ue per avviare un programma che mira a calmierare il prezzo dell’energia per la (sua) industria, il dibattito si può riaprire. C’è un documento, visionato e pubblicato da Politico, secondo cui i Paesi membri della Ue avrebbero trovato una quadra nella volontà di accelerare il processo della transizione energetica. Si tratta di un accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo. Una rimodulazione, se volete, delle strategie europee in tema di sicurezza, a cominciare da quella energetica. Già, perché in realtà, dietro le parole di prammatica, atte a non scontentare nessuno e scritte in una lingua che, al confronto, il greco arcaico degli angelologi di Bisanzio è roba da ragazzini, in quella nota, c’è di tutto.

Tutto dentro, anche il riarmo

Ci sono le tecnologie pulite, c’è pure il riarmo. La necessità di Bruxelles, che i torbidi di Hormuz hanno reso ormai ineludibile, è quella di affrancarsi dalla dipendenza energetica. E farlo sul serio. Ma il guaio (grosso) è che l’Europa in tutti questi anni passati a chiacchierare non ha fatto nulla di davvero efficace per riuscirci. La filiera del fotovoltaico è tutta (o quasi) in mano alla Cina, per dirne una. E a quel punto, per la Ue, scivolare dalla padella delle materie fossili alla brace dei pannelli asiatici, non sarebbe proprio un grande affare. Anche perché il doppio standard non è più una strategia perseguibile. L’unica, dunque, è il nucleare. Anche perché di rivedere il ban al gas russo che scatterà nel 2027 non se ne parla, e questo nonostante una proposta in tal senso sia giunta da Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni nonché protagonista principale della “diversificazione” degli approvvigionamenti per l’Italia, certo, ma pure per l’Europa.


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