Gli Stati Uniti stanno lavorando a una proroga di dieci giorni della tregua annunciata tra Israele e Libano. Lo ha riferito al giornale panarabo Asharq al-Awsat il capo del Parlamento di Beirut, Nabih Berri. Secondo il Jerusalem Post, il secondo incontro tra rappresentanti israeliani e libanesi si terrà giovedì a Washington. Al tavolo dovrebbero trovare posto gli ambasciatori dei due Paesi negli Usa, Yechiel Leiter e Nada Hamadeh Moawad, che avevano partecipato al trilaterale del 14 aprile scorso con il segretario di Stato Usa, Marco Rubio.
Colloqui distinti e separati per Libano e Iran
Il capo di Stato libanese, Joseph Aoun, ha incontrato l’ambasciatore americano a Beirut, Michel Issa, per un colloquio incentrato sulle “modalità per mantenere il cessate il fuoco”. A renderlo noto è stata la presidenza libanese. Aoun ha insistito sul fatto che le future trattative saranno “distinte da qualsiasi altro negoziato” di pace tra Usa e Iran, storico sostenitore degli Hezbollah libanesi. Su X la presidenza del Libano ha fatto sapere che a guidare la sua delegazione “ai negoziati bilaterali” ci sarà l’ex ambasciatore negli Stati Uniti, Simon Karam. L’obiettivo è “fermare le azioni ostili”, porre fine all’“occupazione israeliana delle zone meridionali” del Paese dei Cedri e dispiegare i militari libanesi ai confini meridionali internazionalmente riconosciuti.
La profanazione che ha messo in imbarazzo Israele
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato l’atto vandalico ai danni di una statua di Gesù in Libano, compiuto da un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), dicendosi “scioccato e rattristato” dopo aver visionato la documentazione. Netanyahu ha definito l’autore un “criminale” e chiarito che è in corso un’indagine sull’accaduto. In un post pubblicato in inglese su X, ha affermato: “Condanno l’atto con la massima fermezza. Le autorità militari stanno indagando sulla questione e agiranno con la massima severità contro il criminale”. Il ministro degli Esteri israelaino Gideon Sa’ar ha parlato di “atto vergognoso”, scusandosi con i cristiani per “questo incidente”.
La posizione italiana
Per il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, il gesto è “un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più”. Il titolare della Farnesina ha aggiunto che “profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza, ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso”.