L’Iran prepara i giovani come “scudi umani” davanti alle centrali
Una mossa che appare disperata, coniugata ad una forte deterrenza psicologica nei confronti di Trump
(Fonte: Instagram)
La guerra accelera e cambia: scudi umani contro Trump in Iran. L’invito rivolto da Teheran ai giovani per formare “catene umane” attorno alle centrali elettriche per proteggerle dalle minacce di attacchi aerei da parte del presidente Donald Trump (fissati nell’ultimatum del 7 aprile 2026) rappresenta un momento di estrema e nuova tensione.
“Scudi umani” davanti alle centrali
Una “mossa disperata” o un “atto di denuncia globale”?. La realtà appare essere una complessa combinazione di entrambi i fattori.
La mossa disperata: lo “scudo umano” come ultima difesa
Dal punto di vista militare e strategico, l’invito di Teheran è interpretato come un segnale di estrema vulnerabilità.
Di fronte alla ribadita superiorità tecnologica e aerea degli Stati Uniti, l’Iran non dispone di sistemi di difesa contraerea in grado di garantire l’integrità totale delle proprie infrastrutture critiche. L’uso di civili (atleti, artisti, studenti) come “scudi umani”, una tattica storicamente utilizzata da regimi in condizioni di isolamento militare.
un segno di crisi interna. Secondo il Center for Strategic and International Studies, il regime iraniano sta affrontando in queste settimane una delle crisi di legittimità interna più gravi della sua storia. Dopo le proteste di massa che chiedevano un cambiamento sistemico, cChiamare i giovani a difendere le centrali è un tentativo di ri-compattare il sentimento nazionalista. Contro un nemico esterno (Trump), si cerca di spostare il focus dalla repressione interna alla difesa del “patrimonio nazionale”.
L’atto di denuncia: la “guerra delle immagini”
Dall’altro lato, la mossa è una sofisticata operazione di comunicazione politica globale.
Un costo politico per Trump sempre più alto. Creando potenziali scenari di “strage di civili”, Teheran mira a paralizzare la mano di Washington. Se Trump decidesse di colpire nonostante le catene umane, l’impatto mediatico globale di immagini ritraenti giovani studenti o artisti vittime di bombe americane trasformerebbe l’Iran da “aggressore” (per la chiusura dello Stretto di Hormuz) a “vittima” agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Rafforzando, dopo le foto e i video delle scuole distrutte da Usa e Israele, l’immagine di Trump e Netanyahu come sanguinari carnefici.
In ballo anche il diritto internazionale che però non ha mai finora impensierito Usa e Israele. Secondo le analisi dell’Al Jazeera Centre for Studies, l’Iran sta cercando di forzare la comunità internazionale a intervenire diplomaticamente per fermare quella che viene descritta come una “aggressione unilaterale” a infrastrutture civili, in violazione dei protocolli internazionali.
La prospettiva
Un dilemma di Trump, ammesso che possa nutrirne. I media americani – Cbs, per esempio – sottolineano che Trump ha alzato la posta definendo la scadenza di martedì sera come il “Giorno delle centrali elettriche”. Tuttavia, la presenza di civili complica le regole d’ingaggio del Pentagono, creando una frizione tra la retorica bellicosa della Casa Bianca e la realtà operativa dei militari.
Al contempo, un ennesimo segnale della fragilità del regime. L’International Institute for Strategic Studies rileva nota che questa chiamata alle armi (o meglio, alle “catene”) arriva in un momento in cui l’intelligence segnala la salute del Leader Supremo Khamenei come critica.
La mobilitazione delle catene umane potrebbe quindi essere anche una manovra di una fazione del regime per mantenere l’ordine in un momento di potenziale vuoto di potere.
Una scommessa
Non è solo l’una o l’altra cosa. È una mossa disperata sul piano militare – viene ammessa l’incapacità di proteggere i cieli – utilizzata come un potente atto di denuncia e deterrenza psicologica sul piano globale. Teheran sta scommettendo sul fatto che Trump, nonostante la sua retorica della “pace attraverso la forza”, non possa più continuare la sua presidenza con le immagini di un nuovo massacro di civili trasmesso in diretta mondiale.
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