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Esteri

L’Irlanda “brucia”: quarto giorno di proteste

Agricoltori, trasportatori, automobilisti: una marea di veicoli che blocca il Paese

di Angelo Vitale -

(Fonte: Facebook)


L’Irlanda, sconvolta dalle proteste, si sveglia da quattro giorni in un incubo di metallo e rabbia. Non è solo una questione di benzina: è una rivolta di popolo che sta mettendo in ginocchio Dublino e l’intero Paese.

Mentre i prezzi alle pompe volano e scatta il razionamento dei 25 litri, una marea di camion e trattori ha deciso di blindare il Paese, ispirandosi direttamente alla rivolta dei gilet gialli.

L’Irlanda brucia

Il Paese è bloccato da una serie di manifestazioni e convogli lumaca composti da camion, trattori e veicoli commerciali.

I blocchi strategici, non pochi. Presi di mira i terminal di carburante a Foynes nella contea di Limerick, al porto di Galway e presso la raffineria di petrolio di Whitegate a Cork.

Paralisi urbana a Dublino. I manifestanti intasano arterie vitali come la M50 e l’area centrale di O’Connell Street, costringendo i viaggiatori diretti all’aeroporto a percorrere chilometri a piedi con le valigie.

Perdura una carenza di rifornimenti. Oltre 100 stazioni di servizio sono già a secco, si stima che il numero possa quintuplicare entro stasera. Il governo ha allertato l’esercito per assistere nella rimozione dei blocchi e garantire i servizi di emergenza.

Blocco totale

Le autostrade sono paralizzate, i porti sono blindati e il governo si trova con le spalle al muro sotto il peso di una carbon tax insostenibile e di una crisi energetica globale.

È l’inizio di una primavera rovente in tutta Europa? L’isola di smeraldo è diventata l’epicentro di una battaglia per la sopravvivenza che rischia di contagiare l’intero continente. Se il cuore logistico dell’Irlanda smette di battere, il collasso economico è dietro l’angolo.

La tempesta perfetta: perché l’Irlanda sta esplodendo

La protesta, organizzata dal gruppo “The People Of Ireland Against Fuel Prices”, è scatenata dall’impennata insostenibile dei costi energetici.

I prezzi, record. Alla pompa hanno raggiunto circa 1,94 euro/litro per la benzina e 2,19 euro/litro per il diesel.

Le richieste sono pressanti. Agricoltori e trasportatori dichiarano di lavorare in perdita e chiedono al governo un intervento immediato per calmierare i prezzi tramite tagli alle accise o sussidi diretti.

Il razionamento

La situazione è talmente critica che alcune stazioni di servizio indipendenti hanno iniziato a limitare l’erogazione a 25 litri per veicolo, provocando code chilometriche e scene di panico urbano.

Lo scenario di una rabbia “orizzontale”

L’Irlanda paga la sua posizione geografica. L’isola importa quasi il 100% del suo petrolio, ogni scossa geopolitica si avverte qui con una violenza doppia. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno spinto i futures sul greggio del 30% oltre le previsioni, ma è la risposta interna a preoccupare l’Ue.

Preoccupa come la protesta sia “orizzontale” e priva di leader sindacali tradizionali, esattamente come nel caso dei gilet gialli francesi.

Gruppi come The People’s Truckers and Communities coordinano blocchi istantanei tramite app criptate, rendendo quasi vana l’azione della Garda.

Il blocco del Porto di Dublino, che gestisce l’85% del commercio estero, genera perdite per 100 milioni di euro al giorno. Se il governo non taglierà le accise immediatamente, la carenza di beni di prima necessità trasformerà questa protesta in una crisi senza precedenti.


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