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L’Italia dei Comuni? Il Club del Dissesto

Entrate "gonfiate": crediti fantasma" per 21 miliardi

di Angelo Vitale -


L’Italia dei Comuni è il Club del Dissesto. Il calendario istituzionale degli enti locali corre verso la boa del 30 aprile, termine ultimo per l’approvazione dei rendiconti di gestione. La fotografia scattata dagli enti di controllo preoccupa.

È il referto di una malattia cronica che nessuno ha voluto curare davvero. Se il Paese fosse un’azienda, i suoi rami locali sarebbero in gran parte in amministrazione controllata. Oggi, si presenta all’appuntamento con i bilanci come un “Club del Dissesto” sempre più affollato, dove il diritto ai servizi minimi dipende sempre più dal codice postale di residenza.

I numeri della voragine espongono 21 miliardi di illusioni

Il dato che gela il sangue ai contabili ministeriali è quello dei cosiddetti “crediti fantasma”. Secondo le ultime analisi dei dati OpenBdap e del Centro Studi Enti Locali, nei bilanci dei Comuni italiani sono incagliati circa 21 miliardi di euro di entrate accertate ma mai riscosse. Un tesoro “immaginario” composto da Imu non versata, Tari ignorata e sanzioni del codice della strada mai pagate. Miliardi che non sono solo numeri su un foglio.

Sono il “buco” che impedisce di asfaltare le strade, di tenere aperti gli asili nido il pomeriggio o di garantire un’illuminazione pubblica dignitosa. È l’economia dell’auto-inganno. I Comuni iscrivono a bilancio somme che sanno già, con statistica certezza, di non vedere mai. Solo per mantenere un’apparente parità contabile che permetta loro di continuare a spendere. Ma è un castello di carte che sta crollando.

La geografia della frattura indica il 17,5% della vergogna

La Corte dei Conti rivela una nazione spaccata in due, dove il concetto di “patto fiscale” assume significati opposti a seconda della latitudine. Esiste un elenco nero di oltre 1.100 Comuni “invisibili” al fisco locale, dove l’efficacia della riscossione è precipitata sotto la soglia critica del 17,5%. In queste realtà, su 100 euro di tasse dovute per i rifiuti o per il possesso di immobili, meno di 18 entrano effettivamente nelle casse pubbliche.

Il Club del Dissesto

Il “Club del Dissesto” conta oggi 487 procedimenti aperti. Sono 227 i Comuni in stato di dissesto finanziario conclamato e 260 in pre-dissesto. Un esercito di enti in “codice rosso” che amministra la vita di circa 8 milioni di cittadini. La concentrazione territoriale è impietosa. Sicilia, Calabria e Campania detengono il 63,6% delle crisi finanziarie nazionali. Qui, la riscossione non è un obbligo civile, ma una sorta di contributo volontario.

La “malattia” della riscossione brucia: tra dolo, timidezza e incapacità

Una patologia che rende lo Stato italiano un gigante dai piedi d’argilla a livello locale. Un mix letale di tre fattori che nessuna riforma ha mai sradicato. In molti territori, non pagare è diventata la norma perché la sanzione è inesistente. Lo Stato ha costruito procedure di pignoramento e riscossione coattiva così farraginose e costose che, per crediti sotto i mille euro, ai Comuni spesso non conviene nemmeno tentare il recupero.

Poi, esiste un deficit di coraggio politico. Per decenni, l’amministratore locale ha preferito non inviare le cartelle esattoriali per non deteriorare il rapporto con il proprio bacino elettorale. Un “voto di scambio silenzioso”: io non ti chiedo i soldi della spazzatura, tu mi confermi il consenso.

Infine, un paradosso della produttività. Le macchine burocratiche comunali, nonostante il Pnrr, restano obsolete, le banche dati non dialogano con quelle centrali, l’incrocio tra chi possiede un’auto di lusso e chi risulta “nullatenente” per il fisco locale avviene raramente.

Una soluzione d’emergenza, l’intervento di Amco

E’ la società del Tesoro nata per gestire i crediti deteriorati delle banche, ora chiamata a fare lo stesso con i debiti dei cittadini verso i Comuni. A pensarci bene, l’ammissione definitiva del fallimento. Lo Stato deve intervenire per fare il “lavoro sporco” che i sindaci non possono o non vogliono fare.

Da dire, pure, che lo Stato chiede ai Comuni di essere efficienti, ma li ha privati per anni dei trasferimenti diretti, costringendoli a trasformarsi in esattori senza fornire loro gli strumenti tecnologici per esserlo davvero. Il risultato, una massa debitoria passiva che supera gli 8 miliardi di euro solo nei Comuni in dissesto.

L’Italia dei Comuni sopravvive per inerzia. Un Paese che “galleggia” su 21 miliardi di bugie contabili, dove la legalità fiscale è diventata un’opzione geografica. Senza una riforma radicale della riscossione che automatizzi il prelievo e scudi i sindaci dalle pressioni elettorali, ogni scadenza di bilancio è l’ennesima celebrazione di un fallimento collettivo.


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