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Economia

Lo schiaffo di Francoforte, fare sul serio l’Unione è impossibile

Il no di Berlino all'Ops Unicredit smentisce Lagarde e dimostra che gli egoismi battono tutti (anche Draghi)

di Giovanni Vasso -


Di schiaffi ne è piena la storia: dopo Anagni e Firenze, anche Berlino; anzi, lo schiaffo Francoforte. Certo, la papessa della Bce Christine Lagarde non sarà Bonifacio VIII né il cancelliere Friedrich Merz avrà nulla di Marinetti. Epperò il suono della scoppola s’è sentito, in lungo e in largo, per tutta l’Europa. Il governo tedesco, che ancora ne detiene il 12% e passa del capitale sociale, ha detto no all’Ops presentata da Unicredit su Commerzbank. E lo ha fatto (dopo aver venduto caterve di azioni proprio ad Andrea Orcel) accampando le stesse, identiche, ragioni gridate da Bettina Orlopp. L’offerta, ha detto Finanzagentur, l’agenzia delle Finanze del governo di Berlino, non è all’altezza del valore del secondo istituto di credito tedesco. Lo sanno anche le pietre che Merz aveva (e ha) un grossissimo problema politico. Nessuno, in Germania, voleva (o vuole) che la banca “preferita” delle pmi, finisca in mani straniere. Vieppiù italiane.

Genesi di uno schiaffo (a Francoforte)

Del resto, Afd avanza nei sondaggi e già travolge la Cdu. L’esecutivo guidato dell’ex manager di Goldman Sachs non poteva fare altro che stoppare l’avanzata di Unicredit in terra tedesca. O, almeno, non poteva che provarci. Così come sta facendo pure la magistratura. Che, in Germania, ha avviato un’inchiesta sull’offerta pubblica di scambio presentata da Unicredit dopo le feroci accuse giunte dal consiglio di gestione e da quello di sorveglianza di Commerz. “Indipendentemente dagli sviluppi investigativi, emerge ancora una volta che un’operazione di questa portata richiede i più elevati standard di legalità, trasparenza e responsabilità, standard che, a nostro avviso, l’approccio di UniCredit in larga misura non ha rispettato”, ha detto a La Presse herr Frederik Werning, segretario del sindacato Ver.di nonché membro del consiglio di sorveglianza della banca. Insomma, la Germania s’è chiusa a riccio.E s’è trovata pure la giustificazione. Di qui non si passa, in teoria perché Unicredit già prima della scadenza ufficiale dell’Ops, scoccata a mezzanotte, aveva raggiunto il 28%. Sì, tutto bello. Ma, direte, che c’entra la signora Lagarde? C’entra, eccome.

La missione (fallita) di Lagarde

La Bce s’è assegnata la missione di indicare ai Paesi membri l’obiettivo dell’unione dei capitali, l’unione che servirebbe (davvero) all’Europa. Strattonata, evidentemente, da quel guastafeste di Mario Draghi, lui e quel tarlo della competitività. Unione già, quella vera e che davvero servirebbe. Insieme a quella dei prezzi dell’energia, dei dazi interni (da abbattere sul serio). Insomma, tante e diverse missioni per liberare le forze latenti e lanciare il Vecchio Continente nel ring dello scontro globale che si sta consumando. Proprio la signora Lagarde aveva definito “interessante” la vicenda Commerzbank-Unicredit. Una sorta di banco di prova, vero, sull’effettiva volontà di mercati e Stati a seguire la roadmap su cui l’Eurotower s’è impuntata. Il “no” di Berlino, a prescindere dall’esito dell’Ops, è suonato come lo schiaffo più rumoroso inferto al volto dell’allodola di Francoforte. Voleva fare l’Unione, Berlino le ha detto di no. E lo ha fatto subito dopo aver accettato di alzare i tassi come richiesto, pressantemente, proprio dalla Germania. Lo schiaffo di Francoforte, dunque, rischia di avere una valenza storica paragonabile (seppur in piccolo, per carità) a quelli che riempiono le pagine dei sussidiari di scuola. Chissà se lo studieranno, i nostri nipoti.

Un’altra sconfitta (duplice) per la Ue

Chissà se lo hanno capito (spoiler, no) a Berlino che qui si fa (davvero) la storia. E che l’Europa, con la pace in Medio Oriente, ha incassato l’ennesima sconfitta. Come ha spiegato in un post la signora Georgieva, direttrice del Fmi, che ha occupato il posto lasciatole proprio da Lagarde. Usa e Cina, da un lato, hanno vinto la guerra. Europa e Medio Oriente, invece, pagheranno il conto per tutti. Le petromonarchie, in un modo o nell’altro, si rialzeranno. Il Vecchio Continente, invece, rischia di farsi davvero male. Perché, come s’ostina a sgolarsi Mario Draghi, bisogna correre, ritrovare la produttività per difendere libertà e confini. Lo ha scritto chiaro, nel prologo del suo nuovo libro che già dal titolo suona come una profezia per Bruxelles. “Competere o sparire”. Ecco, di questo passo si sparirà. Di schiaffo in schiaffo, di egoismo in egoismo, di chiusura in chiusura, di ipocrisia in ipocrisia. Prima l’Ue, poi l’Europa. O viceversa. Lo schiaffo di Francoforte: che sia l’inizio della fine?


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