La nuova legge elettorale tra incognite e strategie
Nessuna intenzione di fare passi indietro sulla nuova legge elettorale, nonostante la variabile Vannacci. Anche perché i sondaggi lasciano il tempo che trovano e la quotazione attuale di Futuro nazionale è dopata dalla visibilità di cui sta godendo negli ultimi giorni, complice anche la convention del partito dello scorso fine settimana. Inoltre, nelle cabine elettorali i cittadini sono portati per lo più a effettuare una scelta utile e a non disperdere il voto. È questa la linea sulla legge elettorale ribadita da più di una fonte parlamentare di centrodestra. La maggioranza si dice dunque determinata a tenere la barra dritta. Sia per quanto riguarda i punti cardine della riforma, sia circa le tempistiche per la sua approvazione in prima lettura alla Camera.
L’obiettivo della maggioranza
L’obiettivo, si tende ad assicurare, resta quello di licenziare il provvedimento entro la pausa estiva, così che il Senato possa metterci mano già dalla seconda metà di settembre. Almeno ufficialmente, vengono quindi smentiti i diversi rumors di un ripensamento circa la reale volontà di portare a casa la nuova legge elettorale. Eppure, tra gli addetti ai lavori permane un certo scetticismo sull’eventualità che la riforma giunga effettivamente in porto. Nonostante a Montecitorio si tenti di far procedere in modo spedito i lavori della commissione Affari costituzionali. In base alla timeline stabilita, restano meno di dieci giorni – sabato e domenica prossimi compresi – per ultimare l’esame dei poco meno di 500 emendamenti che hanno superato il vaglio di ammissibilità.
Le preferenze
Poi il testo sbarcherà in aula, con o senza il mandato ai relatori. Quindi, eventualmente, anche qualora non si fosse provveduto a esaminare e votare tutte le proposte di modifica sul tavolo della commissione. Qui si aprirà la partita allo stato più significativa e controversa, quella delle preferenze. Come già annunciato, saranno presentati da più parti emendamenti in tal senso. Ciò avverrà sia nel caso in cui quelli in Affari costituzionali vengano respinti, sia nella più probabile eventualità che non si arrivi proprio a votarli. Quello che appare pacifico e su cui tutti sembrano concordare è l’impossibilità che il testo esca dalla commissione prevedendo le preferenze, al di là di chi le proponga. Stesso esito, quasi certamente, si avrà in aula, dove oltretutto è prevista la possibilità del voto segreto.
Le incognite sulla nuove legge elettorale
Comunque sia, in una versione o in un’altra, la nuova legge elettorale, nonostante le resistenze – vere o solo gridate a gran voce – dell’opposizione, entro luglio avrà il primo via libera. Sarà quindi solamente dopo la pausa estiva che si capirà se effettivamente il suo percorso proseguirà o se la riforma resterà lettera morta. Anche perché man mano che ci si avvicinerà al voto del prossimo anno si andranno sempre meglio definendo gli equilibri da una parte e dall’altra. Si delineeranno gli schieramenti e si studieranno le possibili alleanze. A prescindere che si formalizzino prima o dopo le elezioni. A maggior ragione se davvero avesse ragione chi sostiene che la nuova legge elettorale finirà per arenarsi al Senato.
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