L’occupazione nei nuclei familiari segna un nuovo trend di crescita
I numeri del Rapporto 2025 “Famiglia e Lavoro” di Sviluppo Lavoro Italia
Centralità dell’integrazione tra politiche del lavoro, istruzione, conciliazione e sostegno ai carichi di cura come base per uno sviluppo sostenibile e inclusivo, capace di rafforzare il benessere delle famiglie e la coesione sociale del Paese.
Questa la fotografia scattata dal Rapporto 2025 “Famiglia e Lavoro” pubblicato pochi giorni fa da Sviluppo Lavoro Italia, società in house del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e realizzato nell’ambito del Programma Statistico Nazionale del SISTAN e giunto all’undicesima edizione. Il Rapporto analizza il legame tra struttura familiare e partecipazione al mercato del lavoro, offrendo una lettura integrata delle dinamiche occupazionali e mettendo in evidenza fattori di forza e criticità che incidono sull’inclusione lavorativa, in particolare di giovani e donne.
I numeri dell’indagine
Ma quali sono i numeri più importanti dell’indagine? In primis si evidenzia un consolidamento della ripresa occupazionale nel quadriennio 2021-2024. In particolare, i nuclei con almeno un occupato sono saliti a 15,5 milioni (+2,9%), mentre le famiglie senza occupati sono diminuite di circa 685 mila unità (-17,8%). Aumentano in modo significativo i nuclei con due o più occupati, segnale di un rafforzamento della capacità reddituale delle famiglie. La dinamica recente segna anche un’inversione rispetto alle tendenze di lungo periodo caratterizzate dalla diffusione del lavoro temporaneo e a tempo parziale: l’aumento dell’occupazione a tempo indeterminato e full-time, si sottolinea ancora nel rapporto, contribuisce a ridurre il numero di famiglie prive di occupati “standard”, rafforzando la stabilità lavorativa dei nuclei, seppur con persistenti divari territoriali a svantaggio del Mezzogiorno.
Il miglioramento rilevato
L’indagine, inoltre, evidenzia un miglioramento generale delle condizioni occupazionali giovanili. Nel 2024 sono circa 1,4 milioni le famiglie con almeno un giovane tra i 15 e i 29 anni in condizione di fragilità (Neet, abbandono scolastico o disoccupazione di lunga durata, ndr), pari a poco meno del 22% dei nuclei con giovani. Nel 2021 erano circa 2 milioni per un’incidenza pari al 30,8%. In un contesto ancora caratterizzato da squilibri di genere, infine, il rapporto di Sviluppo Lavoro Italia racconta come il titolo di studio sia un fattore chiave.
Se da un lato nelle coppie con un solo percettore di reddito da lavoro, nell’85% dei casi è l’uomo a essere occupato, al contempo, tra le laureate la quota di occupate raggiunge l’84,5%, mentre lavorano meno di quattro donne su dieci con al massimo la licenza media. L’istruzione rappresenta dunque una leva fondamentale per rafforzare l’autonomia economica delle donne, e promuovere una partecipazione più equilibrata al mercato del lavoro.
A dire la sua sul rapporto, Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia, che ha sottolineato a L’identità: “I dati del Rapporto confermano che l’integrazione tra lavoro, famiglia e capitale umano è il pilastro dello sviluppo sostenibile. Le evidenze numeriche dimostrano come possedere competenze aggiornate sia il fattore decisivo per un inserimento stabile. Per questo, le nostre iniziative puntano su formazione e conciliazione, strumenti necessari per supportare chi ha carichi di cura e per garantire una partecipazione equa al mercato occupazionale. È fondamentale che i servizi per l’impiego – ha concluso il presidente Nicastro – mettano al centro l’individuo e la sua famiglia, poiché l’impiego è il motore del benessere collettivo: promuovere il lavoro, specialmente per le donne, garantisce stabilità ai nuclei e genera una crescita sociale più bilanciata e inclusiva”.
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