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Economia

Macron, che botta: via libera (provvisorio) all’intesa Mercosur

La "forzatura" di Ursula certifica il ridimensionamento di Parigi: l'Ue è a guida italo-tedesca

di Maria Graziosi -


Piove sul bagnato, monsieur Macron: Ursula von der Leyen non può aspettare e annuncia che l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur sarà applicato, seppur in maniera provvisoria. Almeno fino a quando (campa cavallo…) la Corte di Giustizia Ue avrà esaminato ogni articolo, clausola e codicillo del trattato. Che, già di per sé, ha avuto una gestazione monstre di venticinque anni. Sembrava, dunque, che la giornata si incanalasse lungo i binari della (solita) polemica delle opposizioni a Strasburgo contro la “forzatura” (copyright Lega) di Ursula.

L’intesa col Mercosur si farà a onta di Macron

E invece ci si era dimenticati, o quasi, del grande sconfitto. Duplice sconfitto. Perché Emmanuel Macron, presidente a fine mandato ma sempre più zoppicante e meno saldo che mai, ha dovuto incassare una sconfitta che a definirla epocale si rischia di fare torto alla portata dell’accaduto. Detta meglio: la Francia, che ha fatto di tutto (persino allearsi coi sovranisti di Orban…), pur di fermare l’intesa Ue-Mercosur, è stata ridotta al rango di una Spagna qualunque. Perché, in fondo, l’Ue è pur sempre a guida tedesca. Anzi, italo-tedesca. E questa, per Parigi, è la doppia sconfitta. Non solo battuti sul Mercosur, ma sconfitti anche sul piano politico degli equilibri comunitari. Un capolavoro, monsieur Macron.

La rabbia di monsieur le président

Che ha pronunciato parole di fuoco sull’iniziativa di von der Leyen: “La Commissione Europea – ha detto Macron in compagnia di Robert Golob, presidente della Slovenia  – ha preso la decisione unilaterale di applicare provvisoriamente l’accordo con il Mercosur, nonostante il Parlamento Europeo non abbia votato a favore”. Per il presidente, dunque Ursula “si sta quindi assumendo una responsabilità molto pesante nei confronti degli agricoltori, che hanno espresso le loro preoccupazioni e nei confronti dei cittadini europei e dei loro rappresentanti che non sono stati debitamente rispettati”. Parole, queste, molto simili a quelle risuonate, per tutta la giornata di ieri, dall’area sovranista. Da Santiago Abascal fino alla Lega. Un Macron inedito, “sovranista”. Tutto, pur di non ritrovarsi i jilets jaunes in strada.

La Germania (e l’Italia) tirano dritto

Che non ci sia partita e che l’Eliseo dovrà rassegnarsi a non toccare (più) palla in questa vicenda l’ha certificato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. Che su X, come se da Parigi si fosse levato appena un venticello e non l’uragano che Macron credeva di poter scatenare, ha applaudito a Von der Leyen: “Questa è l’ora dell’Europa: con l’applicazione provvisoria del Mercosur da parte della Commissione europea, le aziende e le persone di entrambi i continenti potranno finalmente beneficiare di maggiore prosperità e crescita”. Quindi l’avviso: “La Germania lavorerà instancabilmente per contribuire a sfruttare a pieno il potenziale di questo accordo storico”. Da Roma, poi, il vicepremier Antonio Tajani ha aggiunto il carico: “Bene Von der Leyen che ha deciso l’applicazione provvisoria dell’accordo Mercosur. È un impulso positivo per il nostro export che continua a contribuire alla crescita economica dell’Italia – ha scritto su X -. Ho convocato per lunedì la task force commercio per informare le imprese sugli sviluppi della situazione in tutta l’America”.

“Ora facciamo presto”

E mentre all’Eliseo si schiumava rabbia, il portavoce della Commissione Ue Olof Gill ha dettato i tempi: “L’applicazione provvisoria dell’accordo con il Mercosur inizierà il 1° giorno del secondo mese successivo alla data in cui l’Ue e l’Uruguay (primo Paese del Mercosur a ratificare l’accordo) si scambieranno le notifiche formali. Da quel momento si applicherà a tutti i Paesi del Mercosur che hanno ratificato l’accordo”. E nemmeno Macron potrà farci più nulla. Applaude pure il ministro all’Industria italiano Adolfo Urso: “È importante fare presto perché, in attesa delle condizioni molto più favorevoli contenute nell’intesa, si ferma l’export”. Sintetizzata in poche parole, la posizione (anche) degli industriali italo-tedeschi.

Merz parlerà dei dazi a Trump

Il dato politico è chiaro. Ed è sempre lo stesso. Chi dà le carte, in Europa, è la Germania. E la Francia, che pure s’era illusa di poter pesare, rischia di restare sempre più indietro. Oggi più che mai con un governo praticamente non votato da nessuno costretto ad approvare il bilancio con settimane di ritardo e ricorrendo a forzature politiche e procedurali a dir poco inedite. Un aspetto, questo, che rende ancora più grottesco se possibile il rancore di Macron. Che dovrà incassare pure un’altra sconfitta. Martedì, sarà il cancelliere tedesco Friedrich Merz a parlare con Donald Trump dei dazi dopo la buriana della Corte Suprema. E lo farà a nome di tutti, portando alla Casa Bianca la “posizione negoziata” tra i partner Ue.


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