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Sociale

Malta: ragazzo italiano di 15 anni recluso da 70 giorni

IL CASO DEL QUINDICENNE ARRESTATO A LA VALLETTA

di Priscilla Rucco -


Sono passati più di due mesi da quando F. S., quindicenne italiano residente a Malta con la famiglia, è stato arrestato dalle autorità dell’isola.

Da allora il ragazzo si trova recluso nel carcere minorile di Coors, dove secondo il racconto dei genitori vive da settimane una condizione di isolamento che desta forte preoccupazione. A denunciare pubblicamente la vicenda è stato il padre Antonio, che ha affidato un appello drammatico sulle condizioni di detenzione del figlio.

L’arresto e l’accusa

Il fermo risale al 25 maggio scorso. Quella mattina, intorno alle nove, sarebbe stata segnalata la presenza di un ordigno all’interno della scuola secondaria di Mosta frequentata dal ragazzo, che pur avendo cittadinanza italiana viveva stabilmente sull’isola e vi seguiva regolarmente le lezioni.

L’allarme ha fatto scattare l’evacuazione immediata dell’edificio scolastico e una perquisizione dei locali, che non ha portato al ritrovamento di alcun oggetto pericoloso. Le autorità maltesi hanno attribuito la segnalazione al quindicenne, procedendo al suo arresto con l’accusa di procurato allarme.

Malta: le condizioni denunciate dalla famiglia

Secondo quanto riferito dal padre, nei primi quattro giorni successivi al fermo il ragazzo sarebbe stato collocato in isolamento nella sezione sei del carcere di Corradino, struttura destinata alla popolazione detenuta adulta. In quel contesto, sottoposto a una forte pressione psicologica, si sarebbe procurato delle lesioni.

Trasferito successivamente nell’istituto minorile di Coors, vi avrebbe trascorso trentacinque giorni chiuso in cella per ventidue ore al giorno.

Il genitore ha inoltre raccontato che il figlio sarebbe stato costretto in più occasioni a consumare i pasti in piedi e che, per tre giorni, avrebbe dovuto mangiare con le mani perché privo di posate. Circostanze che gli avvocati della famiglia avrebbero definito, in un confronto con il ministero degli Esteri, “non conformi alla legge“.

Il ruolo della diplomazia italiana

La Farnesina ha confermato di seguire la vicenda insieme all’ambasciata italiana a La Valletta, mantenendo un contatto costante con i genitori del ragazzo.

Il ministero ha precisato che la rappresentanza diplomatica ha più volte sollevato il caso presso le autorità locali, ha effettuato una visita al giovane lo scorso 26 giugno e ne aveva in programma una seconda per mercoledì.

È inoltre emerso un colloquio in videochiamata tenutosi in ambasciata alla presenza dei legali della famiglia, dedicato proprio alle condizioni di detenzione. La Farnesina ha reso noto che l’ambasciata ha incontrato anche il direttore dell’istituto penitenziario e ha partecipato, in qualità di osservatore, alle prime udienze del procedimento.

I prossimi passaggi giudiziari

Il caso resta ora al vaglio della magistratura maltese, che dovrà valutare la posizione del ragazzo. La prossima udienza è fissata per il 19 agosto: fino ad allora il quindicenne rimarrà detenuto nella struttura minorile.

La famiglia continua a chiedere attenzione sulle condizioni di reclusione. Mentre la diplomazia italiana assicura di monitorare continuamente l’evoluzione della vicenda in stretto raccordo con i legali e i genitori del ragazzo.

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