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Manovra e pensioni, corre solo il dibattito

Depositato l'emendamento del governo. Sarà una manovra di Natale, i tempi restano lunghi

di Cristiana Flaminio -


Manovra e pensioni ovvero: fine lavoro mai. Il prezzo da pagare per essere i primi della classe. Per sentirsi dire dalla signora Kristalina Georgieva, che di professione fa la presidente del Fondo monetario internazionale, che l’Italia è “un’ancora di stabilità” nel procelloso mare d’Europa. È arrivato l’emendamento del governo che intende sbloccare l’iter, incagliatosi, di una manovra che procede a passo di lumaca. Insieme alle risorse chieste a gran voce dagli industriali, con le risorse dirottate dal Pnrr e dal Ponte sullo Stretto, però, è arrivata pure un’altra (brutta) notizia.

Manovra e pensioni, le novità che fanno discutere

Sul fronte delle pensioni. La finestra mobile, quella che consente di andare in pensione con 42 anni e dieci mesi di contributi, si attiverà dal 2032 con un mese di (ulteriore) attesa. Invece degli attuali tre, si passerà a quattro. Andrà pure peggio negli anni successivi. I mesi di attesa passeranno a cinque nel 2033 per arrivare a sei nel 2034. Un semestre intero, in bianco. Brutte notizie pure per chi credeva di fare una cosa buona nel riscattare la laurea. E che, invece, adesso si ritrova con un pugno di mosche in mano. Già perché la “triennale” in termini contributivi varrà meno di adesso, in pratica è previsto un taglio di sei mesi il primo anno, quindi di 12 mesi nel 2032, 18 mesi nel 2033, 24 mesi per chi matura i requisiti nel 2034 e 30 mesi per chi li matura nel 2035. Insomma, non proprio quello che ci si aspetterebbe da un governo che è stato votato (anche) con la promessa di andare oltre la Fornero.

Le accuse dall’opposizione

Le opposizioni lo sanno e il M5s mette il dito nella piaga: “Siamo davanti all’ennesima stretta sull’accesso alla pensione anticipata, un cinico tentativo di fare cassa sulla pelle dei lavoratori – tuonano i capigruppo alla Camera e Senato Mariolina Castellone e Dario Carotenuto – in particolare su quella generazione che ha investito in studio e formazione. Dopo aver promesso maggiore flessibilità per tutti, l’esecutivo sferra ora un attacco grave e intollerabile al riscatto della laurea escludendo fino a 30 mesi l’anzianità contributiva riscattata per il corso di studi universitario ai fini del raggiungimento della pensione anticipata. Insomma: un emendamento che punisce i laureati e vanifica il costo sostenuto dai lavoratori per il riscatto”.

Le altre novità: la previdenza complementare

Intanto, sempre sul fronte della previdenza (complementare), arriva la proposta di silenzio-assenso per i neo assunti in materia di Tfr. L’adesione sarà automatica a patto che, entro 60 giorni dalla data di prima assunzione, il lavoratore rinunci a “conferire l’intero importo del Tfr maturando a un’altra forma di previdenza complementare dallo stesso liberamente prescelta” o “mantenere il Tfr secondo il regime” previsto per legge. Norma, questa, che qualora passasse entrerebbe in vigore a partire dal 1° luglio 2026.

Assicurazioni e crediti Zes

Oltre alla (furibonda) polemica sulle pensioni, nell’emendamento del governo alla manovra sono spuntate ulteriori novità. A cominciare dal contributo richiesto alle assicurazioni. Ammonterà, complessivamente, a 1,3 miliardi di euro. L’acconto richiesto alle compagnie sarà pari all’85% del dovuto.

Sul fronte Zes, invece, la novità è ben più corposa almeno per quanto riguarda agricoltori, pescatori e acquacoltori. In particolare, la percentuale di credito d’imposta che verrà riconosciuta salirà, nel 2026, al 58,7% in materia di investimenti delle pmi sulla produzione primaria e forestale e al 58,6% sugli investimenti delle grandi imprese. Una rimodulazione che, tutto sommato, non costerà nemmeno troppo: 133,29 milioni di euro.

A passo di lumaca

Un altro fronte della polemica ha riguardato i tempi. Inizialmente era stato fissato alle 12 di oggi il termine per la presentazione di subemendamenti al corposo documento presentato dal governo. La dead-line, però, è slittata alle 18 di oggi. I lavori, però, non decollano e procedono a rilento. Al punto che dagli scranni dell’opposizione tornano a serpeggiare i vaticini di sventura: “Così si finisce in esercizio provvisorio”, ha sibilato il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli dopo la riunione della “capigruppo”. Patuanelli poi ha ribadito la richiesta delle minoranze, definendola “semplice e ragionevole”. In pratica occorre “concedere 48 ore per la presentazione dei subemendamenti. Solo così è possibile garantire un lavoro ordinato in Commissione e un iter corretto in Aula, con l’avvio dell’esame il 22 e la conclusione il 23 con le dichiarazioni di voto e il voto finale”. Sarà una manovra di Natale. Intanto, al governo hanno di che consolarsi: lo spread è a 66 punti. Almeno questo.


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