Mario Adinolfi e l’eterno “azzardo” dell’Italia
La vera "grande scommessa", non la sua ma quella del Paese che per decenni gli ha concesso un palco
Questa torrida estate ha presentato il conto a Mario Adinolfi. Nel ritratto dell’inchiesta, un paradosso da troppi finora trascurato. Un uomo tra il sacro dei crocifissi e il profano del poker. Predicava valori tradizionali, accumulava quadri, orologi e barche, finanziando la sua vita con la “Scommessa Collettiva”.
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Mario Adinolfi, l'”azzardo” italiano
Un grift milionario durato chissà venti anni, dove i risparmi di persone fragili finanziavano viaggi alle Maldive e in Egitto, celati dietro la promessa di algoritmi infallibili mai esistiti.
La vera “grande scommessa”, non la sua ma quella dell’Italia che per decenni gli ha concesso un palco. Lo ha fatto il Pd, che lo portò in Parlamento nel 2012. Lo hanno fatto i talk tv, pronti a staccare gettoni pur di avere in studio la sua voce divisiva.
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Polemista e divisivo
Adinolfi ha trasformato la polemica in capitale, passando da Montecitorio alle spiagge dell’Isola dei Famosi. Oggi, con l’accusa di una truffa da cinque milioni e un’evasione da 400mila, il sipario sembra calato.
La pericolosità sociale ravvisata dal Gip racconta di un uomo che, anche sotto indagine, tentava di ripartire con “Cristo Regna”, ennesima raccolta abusiva di capitali. Ora, il silenzio è assoluto.
L’incontro con Vannacci
Lo ha scaricato la stramba politica che ancora cercava di accomunarsi alle sue idee. Lo ignora Roberto Vannacci, uno degli ultimi a incrociarlo sulla rotta sovranista prima del naufragio.
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Resta la cronaca che riaccende le ombre di una carriera sull’azzardo. Non solo al tavolo verde, ma guadagnando ogni volta la credibilità “pubblica” nel nostro Paese.
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