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Sociale

Matrimonio in crisi: ci si sposa meno e più tardi

di Marco Montini -


L’istituzione matrimonio è in crisi? Nel 2024 in Italia ne sono stati celebrati 173.272, segnando una flessione del 5,9% rispetto all’anno precedente. Un dato che, pur nella sua dimensione numerica, potrebbe riflettere trasformazioni sociali profonde e dinamiche demografiche in continua evoluzione.

È chiaro: il matrimonio resta un’istituzione centrale nel tessuto civile del nostro Paese, ma si confronta con nuovi modelli di vita, tempi più dilatati e scelte sempre più consapevoli. Un segnale che invita a leggere i numeri non solo come statistica, ma come specchio dei cambiamenti culturali in atto. In tal senso, l’Istat ci racconta anche che i matrimoni religiosi presentano un calo consistente rispetto all’anno precedente (-11,4%), accentuando una tendenza alla diminuzione in atto da tempo.

Inoltre, sono state celebrate 29.309 nozze con almeno uno sposo straniero (il 16,9% del totale dei matrimoni), con un decremento dell’1,4% rispetto al 2023. Mentre nei primi nove mesi del 2025 i dati provvisori indicano una nuova diminuzione dei matrimoni (-5,9%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Insomma numeri evidenti che sottolineano un decremento preoccupante, sopratutto se si analizza il fenomeno matrimoniale su base territoriale, dove il calo più consistente nel 2024 è nel Meridione (-8,3%), quindi nel Centro (-5,0%) mentre nel Nord si ha una flessione meno accentuata (-4,3%).

Matrimonio in crisi: i primi dati del 2025

I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025, poi, mettono in luce un’ulteriore diminuzione (-5,9%), a conferma di un ridimensionamento della nuzialità che non ha conosciuto soste negli ultimi quarant’anni, al netto degli anni in cui il numero di matrimoni ha mostrato un andamento in controtendenza per cause di natura congiunturale. Nel 2020, ad esempio, si è assistito a un dimezzamento del numero dei matrimoni per effetto della pandemia (e delle sue misure di contenimento) che ha visto molte coppie posticipare le nozze, in parte celebrate nel successivo biennio 2021-2022.

Periodi a confronto

Nel 2024 i primi matrimoni sono stati 130.488, in calo del 6,7% sul 2023. Di conseguenza, prosegue la discesa della quota dei primi matrimoni rispetto al totale delle celebrazioni che ha toccato il 75,3% nel 2024, in netta diminuzione anche rispetto al 79,4% del 2019. “A influenzare il calo delle nozze – spiega l’Istat – è, in primo luogo, la riduzione della consistenza numerica delle generazioni più giovani, da attribuire alla denatalità persistente. Questo fattore di ordine strutturale si accompagna a importanti cambiamenti di natura culturale che si riflettono sulle scelte familiari e sulla propensione a contrarre matrimonio. La diminuzione tendenziale dei primi matrimoni, al netto delle oscillazioni di breve periodo, si accompagna alla progressiva diffusione delle libere unioni (convivenze more uxorio) che possono costituire sia un’alternativa stabile al matrimonio sia una forma di convivenza transitoria che può precedere le nozze”.

Altro dato rilevante: il mutamento nei modelli culturali, nonché l’effetto di molteplici fattori quali l’allungamento dei percorsi di formazione e le difficoltà di ingresso e permanenza nel mondo del lavoro stanno contribuendo a una progressiva posticipazione del calendario di uscita dalla famiglia di origine. Secondo l’indagine Aspetti della vita quotidiana (2024) la quota di giovani che resta nella famiglia di origine fino alla soglia dei 35 anni è pari al 63,3% (nel 2012 era il 61,2%).

Questa protratta permanenza comporta ovviamente un effetto sul rinvio delle prime nozze che si amplifica in periodi di congiuntura economica sfavorevole, spingendo i giovani a ritardare ulteriormente le tappe dei percorsi verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia.

Sul rinvio del primo matrimonio, inoltre, incide anche la diffusione delle convivenze prematrimoniali. Trend positivo, invece, per le nozze celebrate tra cittadini che alla nascita erano entrambi stranieri: i matrimoni misti sono stato complessivamente 21mila nel 2024.


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