L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Il PLI è l’unico partito italiano che ha più giurisprudenza che iscritti

Forse è proprio vero che due liberali fanno un partito, tre liberali una scissione.

di Andrea Fiore -


La storia recente del Partito Liberale Italiano non assomiglia alla vita di un partito: sembra il registro di un tribunale. E fa quasi tenerezza pensare che un tempo, sotto Luigi Einaudi e poi Giovanni Malagodi, il liberalismo italiano parlava di rigore, responsabilità, conti pubblici, Europa. Oggi parla soprattutto con avvocati, PEC e ordinanze cautelari. È un cambio di linguaggio, più che di epoca.

2022: L’anno in cui il PLI si moltiplica da solo

Tutto parte nel 2022, quando il 30 luglio un consiglio nazionale autoconvocato sfiducia Stefano De Luca e Nicola Fortuna, consegnando a Roberto Sorcinelli il mandato pieno per rappresentare il PLI. Il giorno dopo De Luca convoca la sua direzione, annulla tutto e inaugura la stagione delle versioni parallele. Il 2 agosto il gruppo Sorcinelli espelle De Luca e Fortuna; a settembre Sorcinelli diventa segretario e Francesco Pasquali presidente. A ottobre, in un universo parallelo ma sempre liberale, De Luca tiene un suo congresso e si auto‑conferma presidente. Due PLI nello stesso corpo, come una matrioska litigiosa.

Alle politiche del 2022 la situazione raggiunge il livello “farsa istituzionale”: vengono depositate due liste con lo stesso simbolo, una per il gruppo Sorcinelli–Pasquali e una per il gruppo De Luca–Fortuna. Il Viminale ammette solo la prima. L’altra resta fuori, come un ospite non invitato che tenta di entrare alla festa con lo stesso vestito del padrone di casa.

2023–2024: La guerra delle ordinanze

Nel 2023 la scena si sposta direttamente in tribunale. A febbraio un’ordinanza dà ragione a Sorcinelli e PasqualiDe Luca non può usare nome e simbolo. A giugno il collegio ribalta tutto e considera valida la delibera del 5 agosto 2022, quella che rimetteva De Luca al suo posto. Il 23 giugno il gruppo Sorcinelli disconosce quella delibera, ma a luglio il tribunale blocca di nuovo De Luca. A settembre, altro giro: per i giudici De Luca “riveste ancora la carica di Presidente”. Un’altalena che non si ferma mai.

Nel 2024 il ping‑pong continua: ad aprile il tribunale congela la situazione, a luglio un’altra ordinanza dichiara “inesistente” la delibera del 23 giugno 2023. Ogni decisione annulla la precedente, ogni precedente diventa un dettaglio, ogni dettaglio diventa un nuovo ricorso. È la prima saga politica italiana che richiede un indice analitico.

2025: Il caos diventa calendario

Nel 2025 il caos diventa calendario. Online circolano due congressi: quello del 27–28 giugno promosso dal gruppo De Luca–Trufolo e quello del 4 luglio annunciato dal gruppo Sorcinelli–Pasquali. La pagina Facebook del partito cambia amministrazione per ordine del tribunale e, con lei, cambiano anche le date. A ottobre il gruppo guidato da Piero Cafasso e Marco D’Amico dichiara concluso il XXXIII Congresso e diffonde un comunicato in cui afferma che Stefano De Luca «non è più legale rappresentante del Partito Liberale Italiano in virtù dello svolgimento del XXXIII Congresso del Partito conclusosi in data 04/10/2025». Nello stesso testo si chiede agli organizzatori di un evento di «cancellare qualunque riferimento al PLI dalla locandina nonché dall’evento stesso». È il primo caso documentato di diffida rivolta a una locandina.

In tre anni il PLI ha cambiato più presidenti che mozioni: De Luca fino al luglio 2022, poi Pasquali per il gruppo Sorcinelli, poi di nuovo De Luca per effetto delle ordinanze, fino all’arrivo di D’Amico nel 2025. Alla segreteria la stessa danza: Sorcinelli dal 2022, poi un limbo giudiziario, poi Cafasso nel 2025. Una linea temporale che sembra scritta da un notaio con la mano tremante.

Il risultato è un partito che non discute più idee, ma identità. Non si divide: si duplica. Non convoca congressi: li sovrappone. Non elegge dirigenti: li produce per ordinanza. E alla fine resta una domanda semplice, quasi ingenua, ma impossibile da sciogliere: chi rappresenta un partito quando il partito è diventato un contenzioso?

Forse la risposta arriverà. Probabilmente in un’altra ordinanza, depositata alle 19:42 di un martedì qualunque.


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