Mattarella a Gemona del Friuli per il 50° anniversario del terremoto
Nel cinquantesimo anniversario del sisma, il Capo dello Stato partecipa alle commemorazioni nel cuore del Friuli.
La presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Gemona del Friuli il 6 maggio segnerà il momento più solenne delle commemorazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976. La visita del Capo dello Stato è stata accolta con grande gioia dalle comunità friulane, che considerano questa ricorrenza non solo un dovere della memoria, ma anche un riconoscimento nazionale del percorso di rinascita compiuto in mezzo secolo.
Una ricorrenza che mobilita l’intero territorio
L’afflusso previsto è imponente: amministrazioni locali, associazioni e volontari hanno predisposto un ampliamento straordinario dei parcheggi e un incremento dei posti letto nelle strutture ricettive dell’area. L’obiettivo è accogliere le migliaia di persone che raggiungeranno Gemona e gli altri comuni simbolo della ricostruzione per partecipare alle cerimonie, alle testimonianze e ai momenti di raccoglimento. La giornata sarà scandita da interventi istituzionali, deposizioni commemorative e incontri con i familiari delle vittime, in un clima che unisce memoria, gratitudine e responsabilità civile.
Il sisma del 1976: la notte che cambiò il Friuli
Alle 21:06 del 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6.5 colpì il Friuli con una violenza che devastò interi paesi. Il bilancio fu drammatico: 965 morti, oltre 3.000 feriti e più di 100.000 sfollati. Gemona, Venzone, Osoppo, Artegna e molti altri centri furono rasi al suolo o gravemente danneggiati. Le repliche dei mesi successivi, in particolare quelle dell’11 e del 15 settembre, aggravarono ulteriormente la situazione, costringendo migliaia di famiglie a vivere per mesi in tende, baracche e alloggi provvisori.
La nascita della Protezione Civile e il “modello Friuli”
Da quella tragedia nacque un nuovo modo di affrontare le emergenze in Italia. L’esperienza friulana contribuì in modo decisivo alla creazione di un sistema nazionale di coordinamento degli interventi, che negli anni successivi sarebbe diventato la Protezione Civile, formalizzata poi con la legge del 1992. Il cosiddetto “modello Friuli” — ricostruzione rapida, gestione locale delle risorse, forte coinvolgimento dei cittadini, trasparenza amministrativa — divenne un riferimento per tutte le emergenze italiane successive. La scelta di affidare ai sindaci un ruolo centrale, insieme alla capacità di ricostruire “dove era e com’era”, trasformò il Friuli in un laboratorio di efficienza amministrativa e solidarietà civile. Nelle ore successive al sisma, il Governo affidò il coordinamento degli interventi a Giuseppe Zamberletti, nominandolo Commissario straordinario. Sarà lui, sei anni più tardi, a diventare il primo Ministro incaricato del coordinamento della Protezione Civile.
Cinquant’anni dopo
La visita del Presidente Mattarella arriva dunque in un territorio che ha fatto della memoria un motore di identità e della ricostruzione un esempio nazionale. Cinquant’anni dopo, il Friuli non celebra solo il ricordo del dolore, ma anche la forza di una comunità che ha saputo rialzarsi e diventare un modello per l’intero Paese.
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