Mattarella: “Singolare aggressione all’Ue, non è nemica libertà”
Il Capo dello Stato contro la disinformazione richiama alla responsabilità
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella alza la voce: “Singolare aggressione all’Ue, presentata come nemica della libertà”. Il Presidente è intervenuto alla settima conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia che è tuttora in corso alla Farnesina, a Roma. Il monito dell’inquilino del Quirinale è netto e non ammette repliche. Non si può dipingere l’Unione europea come un’organizzazione che opprime e che sia addirittura nemica delle libertà.
Mattarella: “Aggressione all’Ue ma non è nemica delle libertà”
Le parole del Capo dello Stato sono chiarissime: “Appare, a dir poco, singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione Europea”. E quindi ha spiegato: “Alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e i diritti, sviluppatasi anche con la condivisione e l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva se non addirittura nemica della libertà”.
L’ombra della disinformazione
All’aggressione nei confronti della Ue, Mattarella non ci sta e punta il dito sulle fake news e l’ombra della disinformazione. Che inquina il dibattito pubblico: “Cercano di affermarsi inediti ma opachi centri di potere, di fatto sottratti alla capacità giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali, dotati di vaste capacità di influenza sui cittadini e, con esse, sulle scelte politiche, tanto sul piano interno ai singoli Stati quanto su quello internazionale”. E ancora: “Una condizione che viene alimentata da flussi informativi manipolativi che, nell’ambito di conflitti ibridi condotti con vari strumenti ostili, congiungono fronte interno e fronte esterno – avverte il capo dello Stato -. Pericolose attività di disinformazione tendono ad accreditare una presunta vulnerabilità delle opinioni pubbliche dei Paesi democratici”.
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