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Attualità

Mattarella e la nostalgia della politica estera

di Vincenzo Viti -


Il rilievo riservato dall’informazione al grande “discorso” del Presidente Mattarella al Bundestag non solo è del tutto meritato ma riflette la cupa nostalgia che avvertiamo di una “vera” politica estera. Un Paese come il nostro, che ha chiare tradizioni di pensiero e coerente identità geostrategica, non potrebbe mai dimenticare che è sempre la politica estera con i suoi codici a definirne immagine, autorevolezza e credibilità internazionale.

Il discorso di Mattarella

La riflessione di Mattarella ha spaziato nella trama che coniuga diritto e morale, che aborrisce le guerre come strumenti negoziali. Ricostruisce la mappa di un occidentalismo custode di valori universali. Non a caso evoca il male sottile delle democrazie esposte alla perdita dell’anima, alla estenuazione delle passioni e alla diserzione civile. In un mondo che soffre la scomparsa di bussole e che vive nuove polarizzazioni, una delle evidenze virali della crisi sta nella vertigine di politiche asservite al demone dell’interesse concreto e di alleanze subordinate a mere scelte di potere.

L’importanza della politica estera

Una volta era la politica estera a definire il profilo internazionale di un Paese e a determinarne la politica interna. Oggi la babele di linguaggi e di interessi incide sull’infelice disordine che ferve negli schieramenti. Non pare, infatti, possa oggi dirsi quale sia la politica estera nei due campi, progressista e conservatore. Segno dei declinare di una tradizione che una volta rivelava, senza equivoci, gli orientamenti propri di una democrazia matura e responsabile. Chi come me ha conosciuto e frequentato Emilio Colombo e apprezzato i profili dei ministri degli esteri – non solo democristiani – non potrebbe non avvertire il disagio di uno smarrimento apocalittico. Ciò che mi fa pensare al dono che Mattarella offre di sé e della “sua” Italia nel panorama internazionale. La sua lezione luterana è uno squarcio di luce nella oscurità di tempi disperati, quasi surreali, piegati all’algoritmo della crudele indifferenza del mondo.


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