Per una sinfonia culinaria che sa di funghi e creatività serve Ingegno
I funghi come materia viva
Da Opera Ingegno e Creatività i funghi smettono di fare arredamento e diventano argomento serio. Stefano Sforza li mette al centro e li lascia parlare. Pioppini, porcini, portobello arrivano diretti. Poi compaiono enoki, tremella, fungo della neve. Consistenze che cambiano, morsi elastici, superfici lucide. Il bosco entra in sala come materia viva, non come citazione romantica.
Il menu Funghi procede lineare. Niente effetti speciali. Conta il lavoro sull’ingrediente, la precisione delle cotture, il dialogo tra bocca e testa. Il percorso vegano scorre naturale, con una piccola apertura che resta coerente. Qui il piatto chiede attenzione, rallenta il gesto, obbliga a masticare e pensare insieme.
Una cucina che parla a bassa voce
C’è una cucina che urla e una che parla a bassa voce. Questa sceglie la seconda strada. Nessuna ansia da stupore, nessun bisogno di compiacere. Il gusto cresce piano, si stratifica, resta. Il fungo diventa territorio di ricerca, non bandiera modaiola. Il piacere nasce dalla concentrazione, da una tensione sottile che accompagna tutto il percorso.
Anche la carta aggiornata segue questa linea. Le verdure di stagione guidano, non riempiono. Zucca, pistacchio, passion fruit entrano in scena con misura e carattere. Il vegetale tiene la struttura del piatto, lo sostiene, lo chiude. Qui la cucina verde smette di giustificarsi e prende spazio con sicurezza.
Sforza intanto guarda oltre il piatto. Torna tra i ragazzi di Piazza dei Mestieri e parla di cucina come mestiere vero. Turni lunghi, disciplina, fatica fisica. Anche orgoglio, identità, possibilità concrete. Poca retorica, esperienza diretta. In un settore che ama lamentarsi, lui sceglie di rimettere le mani dentro.
Torino come riferimento culturale
Torino resta sullo sfondo ma pesa. Riappare nel Vermouth Rosso Tetti Battù realizzato con Cascina Tetti Battuti. Un prodotto che dialoga con la storia cittadina e con l’idea di vino aromatizzato come cultura liquida. Erbe bilanciate, carattere pulito, memoria usata con misura. Coerente con la cucina, non un vezzo laterale.
Poi c’è la scelta etica. Via piatti simbolo di un tempo stanco. Attenzione reale alle materie prime. Zucchero raffinato archiviato. Decisioni pratiche che parlano più di molte dichiarazioni. Anche in televisione Sforza mantiene lo stesso passo. Piatti leggibili, famiglie vegetali raccontate con calma, cucina come gesto quotidiano.
Un indirizzo con una linea chiara
Opera resta un indirizzo solido. Si mangia bene, punto. Ma soprattutto si percepisce una linea. Pensiero, responsabilità, piacere vero. Quello che senti mentre mastichi e continua dopo, quando il piatto sparisce e resta l’idea.
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