Merz il negazionista. Berlino resta ferma ai cordoni sanitari
Il cancelliere parla come se AfD non avesse stravinto
Friedrich Merz ha parlato al Bundestag come se nulla fosse accaduto. Come se la Sassonia-Anhalt non avesse appena certificato il fallimento politico della sua coalizione ibrida, del suo modello di governo e della sua lettura del Paese. Il cancelliere ha definito Alternativa per la Germania “una forza distruttiva”, ha rivendicato che il partito non ha raggiunto la maggioranza assoluta e ha assicurato che “in nessuna parte della Germania” potrebbe farlo. Parole che suonano come un esercizio di auto-assoluzione più che come un’analisi. Perché la realtà è che l’AfD ha vinto, e ha vinto in modo schiacciante. E che Merz, invece di interrogarsi sulle ragioni del tracollo, preferisce rifugiarsi nella retorica dei cordoni sanitari. La stessa che Bruxelles invoca in nome della democrazia e della libertà, salvo poi dimenticare questi principi quando a prevalere sono gli altri.
Le cause ignorate di una sconfitta rovinosa
La crisi della Cdu nell’Est non nasce ieri. È il prodotto di anni di deindustrializzazione, immigrazione incontrollata, agenda verde percepita come punitiva, sostegno militare all’Ucraina senza un vero dibattito pubblico, abbandono dei territori dell’ex Germania orientale. È su questo terreno che il partito di ultradestra ha costruito la sua avanzata, intercettando un malessere che i partiti tradizionali hanno ignorato. La risposta del cancelliere azzoppato, nel suo primo intervento post-elettorale, è stata quella di difendere la linea sull’Ucraina, accusare Alice Weidel di un “capovolgimento grottesco dei ruoli” e ribadire che “nessuno ha minacciato la Russia”. Una difesa d’ufficio che non affronta il punto. La distanza crescente tra Berlino e i territori che non si riconoscono più nel suo linguaggio moralistico.
La leader di AfD demolisce il cancelliere perdente
Weidel, dal canto suo, ha colto l’occasione per affondare il colpo. “La coalizione Nero-Rossa è finita”, ha dichiarato al Bundestag. “Le persone vogliono una svolta politica”. Ha incolpato il governo di “capitolazione”, di essere prigioniero dell’ideologia, di spingere la Germania “verso il fallimento statale a tempo di record”. Parole durissime, che trovano eco nel voto e che Merz liquida come propaganda, senza cogliere che sono ormai parte del discorso politico dominante nell’Est.
I numeri per governare in Sassonia-Anhalt
A rendere la situazione ancora più indigesta per gli sconfitti è arrivata la mossa del Bsw di Sahra Wagenknecht, che ha annunciato il sostegno a un candidato AfD per la presidenza del Parlamento regionale. Un fatto senza precedenti, che incrina definitivamente la narrativa del fronte repubblicano e mostra quanto il cordone sanitario evocato da Merz sia ormai un artificio retorico. Wagenknecht lo ha spiegato chiaramente. Alternative fur Deutschland, in quanto gruppo più forte, “ha diritto alla presidenza”.
La doppia sponda dagli Usa e dalla Russia
Sul piano internazionale, la posizione di Merz si è ulteriormente indebolita. Il governo ha cancellato senza spiegazioni la telefonata con Donald Trump prevista per l’anniversario dell’11 settembre, poche ore dopo che il presidente americano aveva celebrato la vittoria dell’AfD e attaccato le “regole sull’immigrazione assolutamente orribili” della Germania. Un segnale che si somma alla crescente irritazione di Washington per la linea tedesca sul riarmo e sulla Russia.
Alice Weidel e i suoi hanno ricevuto anche una proposta dal russo Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino e figura chiave nei rapporti con gli Stati Uniti. Un forum trilaterale Germania-USA-Russia da organizzare nel 2027 “con l’AfD”. Un’iniziativa che la camera di commercio americana in Russia ha definito “un passo positivo” per ristabilire il dialogo. È la dimostrazione che quanto è avvenuto in Sassonia-Anhalt è un tassello di una ridefinizione geopolitica che Merz e von der Leyen continuano a non vedere.
Il cancelliere ha provato a mostrarsi conciliante solo sul fronte interno, aprendo alla revisione della riforma delle pensioni. Ma anche qui la sua disponibilità è apparsa più tattica che sostanziale. Un tentativo maldestro di recuperare consenso senza mettere in discussione la linea che ha contribuito al tracollo.
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