L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Iran-Usa: spari, petroliere e (ancora) propaganda. Netanyahu alza la posta: “Rovesciare regime terroristico”

Il Qatar ha condannato gli attacchi contro la Giordania

di Mauro Trieste -


La guerra delle versioni procede più veloce delle navi nel Golfo. Da una parte i Pasdaran che hanno rivendicato attacchi riusciti contro due cacciatorpediniere americani, dall’altra il Comando Centrale Usa che ha liquidato tutto come “completamente falso” e rilanciato la sua contro-narrazione. Nell’ultima settimana dieci petroliere iraniane sarebbero state distrutte, colpendo al cuore la rete clandestina che finanzia i Guardiani della rivoluzione. È propaganda armata, con spari reali e comunicati che cercano di orientare la percezione del conflitto.

Due versioni differenti

La tensione è palpabile anche sul fronte marittimo. L’Ukmto britannica ha confermato che diverse navi sono state colpite “con l’obiettivo di renderle inabili alla navigazione”, mentre Teheran ha sostenuto di aver attaccato venti imbarcazioni dirette verso lo Stretto di Hormuz. In parallelo, il ministero degli Esteri iraniano ha denunciato azioni americane alle petroliere come una “minaccia alla sicurezza regionale”, sbandierando operazioni contro installazioni Usa in “legittima difesa” e annunciato una nuova “zona vietata” alla navigazione. Un tratto di mare che, se attraversato senza autorizzazione, sarà soggetto alle “sanzioni” dei Pasdaran. La marina iraniana ha anche affermato di aver catturato un sofisticato sommergibile statunitense senza equipaggio, sequestrato “all’alba”.

L’impennata del prezzo del greggio

Il conflitto non resta confinato alle acque, ma si riflette immediatamente sui mercati. Ieri il Brent ha superato la soglia dei 100 dollari al barile, un balzo del 2,8% che ha scosso le borse e riacceso i timori di inflazione. Il Wti ha sfondato quota 95 dollari. Negli Stati Uniti il prezzo medio del diesel ha toccato il record di 5,94 dollari al gallone. Un dato che pesa politicamente. Con le elezioni di metà mandato alle porte, Donald Trump si ritrova a gestire una pressione interna crescente. La crisi energetica diventa un moltiplicatore di instabilità e un tema che rischia di dominare l’agenda domestica più di quanto la Casa Bianca vorrebbe.

Teheran e le criptovalute

Nel frattempo, l’Iran starebbe tentando di aggirare il blocco economico ricorrendo alle criptovalute per mantenere attivi i flussi commerciali. Secondo il Financial Times, Teheran starebbe allentando i controlli sulle valute estere per contrastare l’inasprimento delle sanzioni, dopo anni di accumulo di proventi non dichiarati stimati in oltre 100 miliardi di dollari. Una strategia di sopravvivenza che si intreccia con la guerra e con la necessità di finanziare un apparato militare sotto pressione, mentre la Repubblica islamica cerca di evitare il soffocamento economico che gli Stati Uniti intendono provocare.

L’intervento incendiario di Netanyahu

La crisi si allarga anche sul fronte diplomatico. Il Qatar ha condannato gli attacchi iraniani contro la Giordania, definendoli una “violazione della sovranità” e un’escalation che rischia di far deragliare ogni tentativo di contenimento. Ma è l’ingresso a gamba tesa di Benjamin Netanyahu a peggiorare ulteriormente il quadro. In visita alle truppe sul monte Hermon, il premier israeliano ha dichiarato che “l’Iran è sull’orlo del collasso” e che l’obiettivo è “rovesciare il regime terroristico”. Parole che incendiano un contesto già infiammabile, trasformando la crisi in una partita personale e ideologica, con Israele deciso a presentarsi come l’attore che può determinare l’esito finale del confronto.

Una situazione complicata

Il risultato è un sistema che vibra su più fronti tra spari, petroliere distrutte, sommergibili sequestrati, criptovalute usate come “ossigeno economico”, prezzi del carburante alle stelle e leader regionali che rilanciano la propria narrativa con toni sempre più estremi. In mezzo, gli Stati Uniti tentano di contenere la spirale mentre Netanyahu spinge l’intero scacchiere verso un punto che rischia di travolgere ogni margine di negoziato. La crisi si autoalimenta. Gli annunci diventano proiettili e le navi danneggiate pagine di una guerra che non conosce una vera tregua.


Torna alle notizie in home