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Milano 2027, Gallera (FI): “Un candidato sindaco moderato che parli anche ai riformisti”

Milano 2027: parla Giulio Gallera, figura storica della politica milanese e lombarda, già assessore regionale e oggi consigliere al Pirellone per Forza Italia

di Angelo Vitale -

Giulio Gallera


Milano 2027, parla Giulio Gallera.

Con la fine dell’era di Giuseppe Sala all’orizzonte, la corsa a Palazzo Marino per il 2027 è a Milano ufficialmente entrata nella sua fase di precampagna. Nel centrodestra, la discussione è aperta. L’identità ha intervistato Giulio Gallera, figura storica della politica milanese e lombarda, già assessore regionale e oggi consigliere al Pirellone per Forza Italia.

Milano 2027: questa volta tocca a Forza Italia?

“Abbiamo una tradizione moderata e riformista. Siamo maggiormente in grado di individuare una persona che possa raccogliere un consenso dalle periferie al centro produttivo, nella Milano della finanza e dello sviluppo. Riteniamo di poter essere in grado di mettere in campo una proposta più vincente”.

Come evitare di ripetere gli errori del passato, i ritardi, i veti incrociati?

“Siamo in un momento di ebollizione. Da un lato, il crescere di una molteplicità di candidature, segno positivo della vitalità e della capacità del centrodestra. Bisogna capire quali sono i profili più vincenti. Tutto questo ha condotto i leader del centrodestra territoriali a iniziare a provare a fare sintesi, proprio per evitare di perpetuare un sistema X-Factor, dove ognuno si mette un numerino e si candida. Quindi, nelle scorse settimane, la volontà di fare sintesi subito dopo l’estate. Un fatto che mi sembra estremamente positivo. E il tempo giusto. Bisogna riuscire a proporre una candidatura in grado di intercettare anche il voto riformista. Quello di chi ha votato partiti come Italia Viva, Azione, Più Europa – la Bonino, per due volte ha preso il 12% a Milano- ,presenze nella città molto consistenti. O un politico che ha questa attenzione, questo apprezzamento a battaglie che sono anche di quella parte politica, o un civico che in qualche modo riesce a intercettare quel tipo di consenso”.

Quindi, la fine dell’estate come deadline per la scelta del candidato sindaco?

“Sì. Dopo, saremmo un po’ in affanno”.

L’obiettivo sicurezza è la priorità?

“Abbiamo molte priorità. La sicurezza, il degrado e la mancanza di alloggi per il ceto medio, sicuramente. L’obiettivo, una città che riesca a essere più in grado di offrire a una pluralità di persone e categorie. Da qui, il tema del ceto medio che torni a abitare la città. Ciò porterà a situazioni virtuose: costi meno cari, offerti in negozi anche a prezzi più moderati, una maggiore integrazione nel territorio. E sicuramente, ad un maggiore presidio del territorio, che va fatto dalle forze dell’ordine con un piano straordinario, finora visto solo a spot”.

Il rischio degli ultimi anni, quello di una Milano per pochi?

“C’è una responsabilità gigantesca da parte del sindaco Sala e della sua maggioranza, che in 15 anni del centrosinistra, da Pisapia a Sala, non hanno costruito opportunità di alloggi per il ceto medio. Il centrodestra in questa città, nei 15 anni del suo governo, ha fatto costruire centinaia di alloggi di edilizie convenzionata, come a Gratosoglio. Interi quartieri, centinaia di alloggi. Il centrosinistra ha bloccato tutto questo. Abbandonati i “giacimenti” per creare questi alloggi e per dare un volto nuovo alla città, gli scali ferroviari dismessi e le caserme chiuse. Dopo 15 anni, sono ancora nello stesso stato. Un cortocircuito, perché soltanto i privati nelle loro aree hanno avuto la possibilità di costruire edilizia libera a prezzi sempre più alti, in una corsa sempre più forsennata. Un problema abitativo per il ceto medio”.

Il suo ruolo nel Milano del futuro?

“Sono un rappresentante delle istituzioni, nato a Milano e residente a Milano da sempre. Ho iniziato a fare il consigliere di zona nel 1990, conosco questa città in ogni suo angolo e soffro anche emotivamente per il degrado e per il declino che sta vivendo. Quindi, voglio essere sempre più attivo per riportare al governo il centrodestra. Contribuirò alle scelte migliori per la squadra del candidato sindaco e mi adopererò al massimo per offrire una nuova prospettiva ai milanesi. Farò ciò che Forza Italia e la coalizione mi chiederanno di fare. Non escludo nulla, ma oggi non mi iscrivo a questa X Factor delle candidature”.

Qual è lo stato di salute di Forza Italia?

“Siamo in una fase di crescita e consolidamento. Abbiamo concluso una fase di consolidamento iniziata con la morte del presidente Berlusconi e che ci ha riportato ad essere imprescindibili protagonisti della vita politica. A Milano, questa coalizione vincerà se avrà un’anima liberale forte e se attrarrà non soltanto i voti dei suoi tradizionali partiti di riferimento. Abbiamo bisogno di intercettare le partite Iva che vogliono meno burocrazia, ma anche le tante persone che credono nei diritti civili, dal fine vita al rispetto dell’affettività di chiunque, a chi chiede la possibilità di intrapresa. Noi siamo quelli che possono interpretare meglio queste battaglie”.

In due parole, Milano ha bisogno di un profilo moderato per assegnare al centrodestra il prossimo governo cittadino?

“Assolutamente. Candidature identitarie a Milano non vanno da nessuna parte. Evidentemente dobbiamo anche riportare nei seggi i tanti che non hanno votato, ma non è sufficiente. Ci vuole un candidato moderato. Ci vuole un profilo che abbia l’insieme delle caratteristiche in cui si riconosce il centrodestra classico, ma che riesca a parlare e a convincere quella fetta di riformisti che negli ultimi anni non ci hanno votato”.

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