Milano Cortina 2026, la partita delle infrastrutture entra nel tempo decisivo
A meno di un mese dall’apertura dei Giochi olimpici e paralimpici invernali, la sfida è tutta nella tenuta del sistema. Milano Cortina 2026 non sarà solo una prova sportiva, ma un banco di prova politico e amministrativo: sulla capacità dello Stato di fare sistema, rispettare i tempi e consegnare ai territori infrastrutture più moderne, accessibili e funzionali. Con la conclusione dell’evento i riflettori si spegneranno, le reti, invece, resteranno: la tanto decantata “legacy”. Anche perché sulla carta avrebbero dovuto essere un’Olimpiade quasi internamente a carico di enti locali e sponsor privati ma la realtà racconta un’altra storia: conto finale quasi quadruplicato.
E lo pagherà lo Stato. In ogni caso, con il countdown che segna meno 26 giorni all’inaugurazione dei Giochi, il capitolo infrastrutturale entra nella sua fase più delicata. È ora che i progetti diventano operatività, che la governance pubblica viene misurata sulla concretezza e che il sistema dei trasporti è chiamato a dimostrare di reggere l’urto di un evento diffuso, complesso e senza precedenti per i territori coinvolti.
Il ruolo strategico di RFI nella macchina olimpica
In questo quadro, Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) svolge un ruolo centrale nella macchina organizzativa, mettendo a disposizione della Fondazione Milano Cortina 2026 aree e spazi operativi all’interno delle principali stazioni delle regioni olimpiche. Una scelta che ha un valore che va oltre la logistica: riguarda la capacità dello Stato di coordinare infrastrutture, servizi e livelli istituzionali in un contesto ad alta esposizione internazionale. Il perno operativo del sistema è rappresentato dai Transport Mall, hub di interscambio tra ferro e gomma destinati a governare i flussi di spettatori, accreditati e delegazioni verso le sedi di gara alpine. Tirano e Ponte nelle Alpi assumono un ruolo strategico nella gestione della mobilità olimpica, affiancati da un Transport Mall temporaneo a Verona Porta Nuova nelle giornate più sensibili del calendario, tra chiusura delle Olimpiadi e avvio delle Paralimpiadi.
Stazioni, investimenti e legacy infrastrutturale
Accanto agli hub, RFI garantirà spazi operativi e punti informativi nelle principali stazioni coinvolte, presìdi essenziali per l’accoglienza e il coordinamento dei servizi. Un sistema che si inserisce in un piano più ampio di riqualificazione delle stazioni nelle aree olimpiche, sostenuto da un investimento complessivo di 145 milioni di euro, orientato non solo all’evento ma all’eredità infrastrutturale: accessibilità, intermodalità e modernizzazione delle porte ferroviarie dei territori coinvolti. Anche il viaggio della Fiamma Olimpica diventa racconto infrastrutturale e politico: nel suo percorso verso San Siro il 6 febbraio 2026, la torcia attraversa l’Italia seguendo le reti della mobilità nazionale. Emblematico l’impiego della nave Iginia di RFI per la traversata Cagliari–Palermo, gesto simbolico che richiama l’unità del Paese e il ruolo strategico delle infrastrutture pubbliche.
Il test finale per la credibilità del sistema Paese
A meno di un mese dall’apertura dei Giochi, Milano Cortina 2026 si conferma così come un test decisivo per la credibilità amministrativa del sistema Paese. Lo sport accenderà i riflettori, ma sarà la capacità di far funzionare le reti a determinare ciò che resterà davvero una volta spento il braciere olimpico.
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