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Esteri

Ancora attacchi Usa in Iran. Teheran risponde con missili contro obiettivi americani nel Golfo

di Redazione -


Nuova escalation militare tra Usa e Iran. Nella notte le forze armate americane hanno lanciato una vasta operazione nello Stretto di Hormuz, colpendo installazioni militari iraniane considerate coinvolte nell’abbattimento di un elicottero Apache statunitense. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: poche ore dopo, i Pasdaran hanno rivendicato attacchi missilistici e con droni contro diverse basi americane in Medio Oriente. Nonostante la situazione di tensione, da Washington e Teheran sono arrivati segnali di distensione sul fronte diplomatico. Entrambe le parti hanno infatti confermato la volontà di proseguire i negoziati in corso.

Il raid americano nello Stretto di Hormuz

L’operazione militare statunitense è stata annunciata dal Comando Centrale americano (Centcom) intorno alla mezzanotte italiana. Gli attacchi, autorizzati dal presidente Donald Trump, si sono conclusi circa quattro ore dopo. Secondo il Pentagono, si è trattato di “attacchi di autodifesa” e di una “risposta proporzionata all’ingiustificata aggressione iraniana”. Nel mirino delle forze americane sono finite una ventina di installazioni strategiche nella regione dello Stretto di Hormuz. La versione iraniana dei fatti è però differente. Secondo le autorità di Teheran, i bombardamenti avrebbero coinvolto anche infrastrutture civili. In particolare sarebbero stati danneggiati due grandi serbatoi destinati all’approvvigionamento idrico del distretto di Bamani e della città di Kuhestak.

La controffensiva dei Pasdaran

La risposta iraniana è arrivata nel giro di poche ore. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha annunciato il lancio di missili e droni contro installazioni militari statunitensi in diversi Paesi del Golfo. Sarebbero 21 gli obiettivi militari statunitensi colpiti nella regione e sarebbe stato abbattuto anche un drone MQ-9 Reaper nella provincia iraniana di Bushehr. Particolarmente significativa la rivendicazione relativa alla base giordana di Al-Azraq, dove l’Iran sostiene di aver distrutto quattro obiettivi strategici, inclusi hangar destinati ai caccia F-35. Una versione che è stata però smentita da Amman. Le autorità giordane hanno dichiarato di aver intercettato cinque missili e di non aver registrato danni alle strutture militari. Durante la notte le sirene antiaeree sono risuonate più volte anche in Bahrein e Kuwait.

Negoziati tra usa e Iran ancora aperti nonostante la crisi

Mentre sul terreno si consumava uno dei momenti di maggiore tensione degli ultimi mesi tra Washington e Teheran, fonti delle due capitali hanno continuato a inviare segnali rassicuranti sul percorso diplomatico. Dalla Casa Bianca si sottolinea che “nulla cambia nello stato attuale dell’accordo” e che l’intesa resta “ancora vicina”. Anche i Pasdaran hanno lasciato intendere che la risposta militare iraniana sia stata volutamente limitata per non compromettere il negoziato in corso. Una scelta che potrebbe aver evitato una pericolosa escalation regionale, anche se la situazione nel Golfo Persico resta estremamente fragile e il rischio di nuovi scontri non può essere escluso.


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