Morbillo, i timori del Ministero alla Salute: “Poche vaccinazioni, ecco i rischi”
La circolare del Dipartimento di Prevenzione: "Nessuna regione raggiunge gli standard Oms sulle seconde dosi"
Serve potenziare la campagna vaccinale contro il morbillo, il rischio secondo il Ministero della Salute, è di incappare in criticità che potrebbero portare a una maggiore circolazione della malattia. Facendola breve, anzi brevissima: il dicastero ha diramato una circolare in cui rileva che nessuna Regione italiana raggiunge le soglie imposte dall’Oms per quanto attiene l’inoculazione della seconda dose del vaccino. E quindi il rischio, secondo quanto ha messo nero su bianco Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute, è quello di un ritorno in grande stile dei contagi specialmente riguardo ai “giovani adulti”.
Morbillo, il Ministero della Salute teme l’impennata dei contagi
Il documento del Dicastero parte da una premessa. E da una data: 2024. In cui “nessuna regione raggiunge la soglia raccomandata per la seconda dose di vaccino contenente morbillo”. Si tratta, per Campitiello, di un “risultato inferiore agli standard definiti dall’Oms, secondo cui, l’elevata trasmissibilità del virus del morbillo richiede il raggiungimento di coperture vaccinali sopra il 95% con due dosi per interrompere la trasmissione e garantire l’immunità di gregge nelle coorti target (bambini, adolescenti e gruppi vulnerabili)”. Il timore è che possa insorgere “una possibile criticità nella copertura vaccinale e un conseguente rischio di aumento della circolazione del morbillo, in particolare tra i soggetti non immunizzati”.
Le indicazioni del Dipartimento della Prevenzione
“Tenuto conto del parere espresso dall’Istituto Superiore di Sanità, al fine di rafforzare il controllo e favorire il ripristino dell’interruzione della trasmissione endemica di morbillo”, Campitiello a nome del Ministero della Salute raccomanda di “potenziare i sistemi di sorveglianza, assicurando un’accurata indagine epidemiologica dei casi sospetti e la conferma di laboratorio sia dei casi sporadici sia dei focolai”. E inoltre: “si raccomanda la massima tempestività nel condurre l’indagine epidemiologica, la segnalazione del caso sospetto su sistema Premal entro 24 ore e nella raccolta dei campioni biologici, già al primo contatto con il caso sospetto, sia per la conferma diagnostica sia per la caratterizzazione virologica”. Infine occorre “implementare attività di comunicazione del rischio, rivolte sia agli operatori sanitari sia alla popolazione, al fine di aumentare la fiducia e l’adesione vaccinale, con il coinvolgimento strutturato di medici di famiglia e pediatri di libera scelta”.
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