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Comincia l’autunno caldo: annunciata la Cig a Mirafiori

L'annuncio di Stellantis, la rabbia dei sindacati. E in Germania ora licenzia pure la chimica

di Cristiana Flaminio -


Cig a Mirafiori da ottobre. Non è proprio un fulmine a ciel sereno. Ma ci va molto vicino. Stellantis ha annunciato la cassa integrazione per la Linea 500 a Mirafiori. Senza cincischiare troppo, parte così l’autunno caldissimo dell’industria italiana. E no, non può andare diversamente dal momento che la situazione, in tutta Europa, è a dir poco disastrata se è vero, come purtroppo lo è, che in Germania il “contagio” della crisi s’è già diffuso dall’automotive addirittura alla chimica, con l’annuncio da parte del colosso Evonik di oltre 3mila licenziamenti.

Cig a Mirafiori: le ragioni di Stellantis

Tornando a ciò che accade in Italia, puntuale e “nonostante gli investimenti”, arriva l’affermazione dell’azienda che inchioda lavoratori e sindacati all’incertezza. A Mirafiori ci sarà la cassa integrazione ordinaria. Coinvolgerà circa 400 lavoratori e durerà dal 19 fino al 30 ottobre prossimi. La richiesta riguarderà la linea produttiva destinata alla Fiat 500, elettrica e ibrida. Tutta colpa dei costi dell’energia, assicurano da Stellantis. Oltre, naturalmente, a un mercato dell’auto sempre più balbettante per le case costruttrici europee. Costrette a imporre prezzi sempre più alti mentre la concorrenza che pudicamente si definisce “extra-Ue” s’inventa da sé, come i cinesi di Byd, gli “auto-incentivi” per allettare il pubblico a scegliere le proprie vetture a costi sempre più inferiori. Un portavoce dell’azienda ha tirato in ballo pure le istituzioni nazionali e locali.

Le rassicurazioni dell’azienda

Il colosso dell’automotive avrebbe chiesto, infatti, di fare in modo che le sue fabbriche possano pagare l’energia alle stesse condizioni, e allo stesso prezzo, della Francia e della Spagna. Dove, però, c’è il nucleare. Contestualmente, però, il gruppo ribadisce di aver messo in sicurezza gli stabilimenti italiani a cominciare proprio da Mirafiori: “Da oltre un anno e mezzo siamo impegnati a realizzare un ambizioso piano per rafforzare la nostra presenza industriale in Italia, con oltre una ventina di modelli prodotti nel nostro Paese ed altri che arriveranno”. Intanto, arriva la cassa integrazione. E i sindacati insorgono.

La rabbia dei sindacati: “Tornati nel tunnel”

La Fiom già teme il peggio. Dopo otto mesi, il ritorno alla Cigo rischia solo di essere “il primo di una lunga serie”. Edi Lazzi, segretario generale del sindacato e il responsabile Mirafiori Gianni Mannori hanno denunciato: “Con questo stop siamo al diciannovesimo anno consecutivo in cui le lavoratrici e i lavoratori sono collocati in cassa integrazione. Siamo così, per l’ennesima volta, nel tunnel della cassa”. La richiesta da parte del sindacato è quella di un tavolo urgente “a tutti i livelli”. Non è per nulla tranquilla manco la Fim-Cisl. Che chiede a Stellantis di mettere (davvero) in sicurezza Mirafiori allocando a Torino la produzione di un altro modello. “La richiesta di due settimane di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per la fine di ottobre evidenzia primi segnali di difficoltà che avevamo già riscontrato nei mesi precedenti”, hanno dichiarato il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, e il coordinatore nazionale automotive, Stefano Boschini.

“Serve un secondo modello a Mirafiori”

“È fondamentale che l’azienda agisca con decisione sul piano della strategia commerciale per sostenere e rafforzare la domanda sia sulla 500 elettrica che sulla versione ibrida” ed è “indispensabile che Mirafiori diversifichi la propria produzione e non dipenda esclusivamente da un unico modello”. Una richiesta a cui s’associa pure la Uilm. Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Luigi Paone, segretario generale della Uilm di Torino hanno affermato: “La crisi che abbiamo di fronteè ancora durissima. Confidiamo in un incontro con Stellantis che chiarisca gli ultimi aspetti del piano industriale. Al contempo però dobbiamo riprendere il confronto istituzionale per chiedere di interrompere quella guerra contro l’automotive che proprio la politica paradossalmente ha ingaggiato”.

Bruxelles, che fai?

Un messaggio che deve arrivare a Bruxelles. “Dobbiamo di fatto, in sede europea – hanno affermato i sindacalisti -, cambiare le regole autolesioniste sull’elettrificazione, che oggi purtroppo non salvano il pianeta, ma colpiscono l’industria”. Allo stesso tempo, però, “in sede nazionale dobbiamo correggere alcune storture, a partire da un costo dell’energia abnorme e dall’assenza di strumenti adeguati per affrontare efficacemente il problema dei lavoratori con ridotte capacità lavorative”.

Sarà un autunno caldissimo. In Italia sta iniziando. Altrove, la bufera già infuria da mesi. La vicenda Volkswagen è il simbolo stesso del crollo dell’automotive tedesco. Ma le migliaia di licenziamenti nel comparto auto non saranno gli unici. Si è aperto un altro fronte, in Germania. E riguarda un’altra eccellenza che sembrava inscalfibile dell’industria tedesca: la chimica. Evonik, un colosso capace di fatturare, solo nel 2025, qualcosa come 14,1 miliardi di euro, ha annunciato una valanga di licenziamenti. Saranno 3.200, di questi addirittura 2.150 solo in terra tedesca. Dicono, i vertici aziendali, che si tratti di un programma di ristrutturazione per creare spazi di manovra capaci di produrre risparmi da reinvestire nei prossimi tre anni. Chiude in Germania, guarda un po’, si rafforza in America. In particolare in Canada. Il lavoro, chiaramente, non va in crisi da sé. L’economia nemmeno. Qualcuno dovrebbe rispondere dei danni inenarrabili che stiamo vivendo. Ma, a Bruxelles, ci si balocca con altre distrazioni. L’autunno caldo qui, il gelo drammatico della Ue.


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