Nagel incassa già 53 milioni con le azioni Mediobanca
L'ad dimissionario continua a cedere titoli ma chi pensa si tratti solo di una "buonuscita" è fuori strada: la "guerra" continua?
Chissà se basteranno i 53 milioni incassati, finora, per rendere meno amaro l’addio di Alberto Nagel al mondo dorato della Mediobanca che fu. L’amministratore delegato, che ieri ha rassegnato le sue dimissioni insieme a (quasi) tutto il Cda (tranne il consigliere Sandro Panizza), stando a quanto riporta Ansa s’è già portato a casa qualcosa come, appunto, 53 milioni cedendo, sul mercato, le azioni di cui era in possesso. A tutta prima, una sorta di “buona uscita”. In realtà, stando a molti e smaliziati osservatori, una precisa strategia per rifilare, almeno, il calcio dell’asino a Monte dei Paschi e alla sua Opas.
Nagel, 53 milioni per il futuro
Nella sola giornata di ieri, Alberto Nagel ha “piazzato” sul mercato titoli per ben dieci milioni di euro. Da lunedì, quando ormai ogni argine era caduto e la ridotta di piazzetta Cuccia era già abbondantemente conquistata dall’offensiva senese guidata dal condottiero (avversario) Luigi Lovaglio, l’ex ad ha piazzato 2,5 milioni di azioni, per oltre 50 milioni di euro, su un totale di 3.220.050 quote di Mediobanca in suo possesso a inizio settembre. Sempre nella stessa giornata di ieri, il presidente del board dimissionario, Renato Pagliaro, ha proseguito la vendita del suo pacchetto azionario con la cessione di altre 100mila azioni per un totale di 2,13 milioni di euro, mentre il direttore generale Francesco Saverio Vinci ha ceduto 112mila azioni per poco più di 2,4 milioni.
Quale è la strategia?
Chi pensa che si tratti solo di un modo per incassare è decisamente fuori strada. Non è così che si regolano gli affari né sono i soldi, banalmente, a muovere il sole e l’altre stelle che illuminano il fatato universo delle banche italiane. Pare, sussurrano ormai da tempo quelli che la sanno lunga, che l’obiettivo anzi l’ordine diramato, l’ultimo, da Mediobanca sia stato quello di portare il maggior numero di azioni in adesione all’Opas Mps. E questo per imporre all’istituto creditizio senese una spesa che sia la più alta possibile. Un segnale, insomma. Che, unito alla citazione di Orazio di ieri, vogliono lanciare un segnale preciso. Che si somma, al momento, alla ridda di “no” giunti a Siena per raccogliere l’eredità dello stesso Nagel che ha altro a cui pensare, non solo ai 53 milioni di euro. La guerra continuerà? Chi può dirlo.
Torna alle notizie in home