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Napoli perde il Teatro Sannazaro: risorgerà?

Le promesse del ministro Giuli e del sindaco Manfredi

di Giorgio Brescia -

La struttura annerita dalle fiamme del teatro Sannazaro di Napoli, che dall'alto sembra un cratere tra i palazzi di via Chiaia


Dall’alto, il teatro Sannazaro è un cratere scuro nel cuore di Napoli. Fumo, travi annerite, la platea coperta di calcinacci. Era uno dei simboli culturali del capoluogo campano. L’incendio che lo ha devastato nella notte ha lasciato un vuoto fisico e identitario.

Napoli perde il Teatro Sannazaro

Non esagerato indicare quanto avvenuto come una ferita che va oltre la cronaca e tocca la memoria collettiva della città. I vigili del fuoco, impegnati per ore, hanno contenuto le fiamme, ma il quadro è drammatico: il teatro è “completamente compromesso” e i danni potrebbero aggirarsi tra i 60 e i 70 milioni di euro.

L’allarme, alle prime luci dell’alba. Le fiamme, partite probabilmente da un cortocircuito in un condominio vicino, si sono propagate rapidamente alla struttura storica. La cupola, interamente in legno, ha ceduto sulla platea, mentre l’aria è diventata irrespirabile per i residenti nelle case accanto.

Non un palcoscenico qualunque

Sul posto, subito, Lara Sansone, proprietaria e direttrice artistica, nipote dell’attrice Luisa Conte. Ha accolto in lacrime la fine dell’eredità di una tradizione teatrale familiare iniziata negli anni Sessanta.

Il Sannazaro non è stato un palcoscenico qualunque. Inaugurato il 26 dicembre 1847, fu voluto da Don Giulio Mastrilli, duca di Marigliano, e fin dal suo esordio – con La petite Marquise – incarnò l’idea di teatro elegante e raffinato, decorato con stucchi e ori che valsero al luogo il soprannome di “bomboniera di via Chiaia”.

Nel corso della sua storia, le sue tavole calcate da leggende: Eleonora Duse e Eduardo Scarpetta, insieme a Sarah Bernhardt, Ruggero Ruggeri e tanti altri interpreti del teatro europeo e mondiale. Fu qui che Eduardo De Filippo incontrò Luigi Pirandello, dando inizio a un dialogo che segnò la storia della scena teatrale.

Negli anni Trenta, il Sannazaro fu la casa dei fratelli De Filippo quando erano ancora poco noti al grande pubblico. Nel dopoguerra una fase di crisi come cinema decadente. Poi, tornò a risplendere negli anni Settanta grazie a Luisa Conte e a Nino Veglia, che lo riaprirono con la Compagnia Stabile Napoletana.

La promessa di Giuli e Manfredi

Il rogo, percepito da molti come una ferita profonda all’identità cittadina. Le istituzioni e la comunità culturale di Napoli si sono subito mobilitate. Il sindaco Gaetano Manfredi ha parlato di “impegno concreto per restituire il teatro alla città”. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha assicurato che lavorerà “per far tornare il teatro splendente come prima”.

Risorgerà davvero? I precedenti dell’opera veneziana La Fenice o del Teatro Petruzzelli di Bari dimostrano che la ricostruzione è possibile ma richiede tempo, risorse, volontà politica e condivisione culturale. Nel frattempo, la cupola crollata sulla platea, il simbolo di una fragilità che non riguarda solo il legno e gli stucchi, ma l’anima stessa di una città.

La speranza è che Napoli non perda anche questo capitolo di storia. E che quel cratere fumante di ieri mattina diventi, domani, un cantiere di rinascita.


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