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Economia

Nestlé, vendita acque: piano 5 miliardi per Sanpellegrino

Per l'Italia, un'operazione delicatissima. Il Gruppo del territorio brembano rappresenta un pezzo di Pil e un ambasciatore del "Made in Italy" all'estero

di Angelo Vitale -


Il gigante svizzero del food & beverage Nestlé ha ufficialmente dato il via alla manovra per ridefinire i confini del proprio impero con la vendita delle sue acque.

Al centro della tempesta finanziaria c’è la divisione Nestlé Waters. Un asset che per decenni ha dominato le tavole di tutto il mondo ma che oggi, sotto la guida del nuovo corso strategico, sembra non essere più prioritario per i margini di crescita del Gruppo.

Cosa sta succedendo: l’operazione Rothschild

Secondo le ultime indiscrezioni finanziarie, Nestlé ha incaricato la banca d’affari Rothschild di gestire un processo di vendita (o partnership paritetica) valutato circa 5 miliardi di euro.

L’obiettivo è chiaro: deconsolidare la divisione acque entro il 2027. Questo significa che, pur potendo mantenere una quota di partecipazione, Nestlé non gestirà più direttamente il business in modo integrale, preferendo concentrare i capitali su settori ad alta redditività come il caffè (Nespresso e Nescafé), il petcare e i prodotti nutrizionali per la salute.

I motivi della svolta Waters: margini e scandali

Perché un colosso dovrebbe privarsi di marchi come Sanpellegrino o Perrier? Le ragioni sono molteplici. Margini ridotti, innanzitutto. Il settore delle acque minerali soffre di costi logistici crescenti e margini inferiori rispetto agli snack o ai prodotti premium.

Poi, questioni di sostenibilità e reputazione. Il business dell’acqua in bottiglia è costantemente sotto la lente d’ingrandimento per l’impatto ambientale della plastica. Inoltre, recenti controversie legate ai sistemi di filtraggio in Francia hanno accelerato la volontà di Zurigo di “pulire” il portafoglio.

Infine, la necessità di investimenti mirati. Il ceo Philipp Navratil punta a una crescita organica del 4% annuo, un traguardo difficile da raggiungere mantenendo asset pesanti e a bassa crescita.

Chi sono i possibili acquirenti?

Il “dietro le quinte” vede protagonisti i grandi fondi di private equity. Nomi come Pai Partners, KKR e CVC sono in prima linea. Il modello potrebbe ricalcare quanto già fatto con il business dei gelati. Creare una joint venture (come avvenuto con Froneri) dove Nestlé resta socio ma la gestione operativa passa a specialisti del settore, capaci di ottimizzare i costi e rilanciare i brand in mercati emergenti.

L’impatto in Italia

Per l’Italia, un’operazione delicatissima. Il Gruppo Sanpellegrino rappresenta un pezzo di Pil e un ambasciatore del “Made in Italy” all’estero. Qualunque sia l’acquirente, la sfida sarà mantenere i livelli occupazionali e l’integrità dei siti produttivi storici in Lombardia e Toscana.


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