Forti esplosioni in Venezuela, il governo accusa gli Stati Uniti: scatta lo stato d’emergenza
Almeno sette detonazioni nelle prime ore di sabato. Maduro accusa Washington e dichiara lo stato di emergenza.
Erano le due di notte a Caracas quando il silenzio della città è stato squarciato da più boati. Almeno sette esplosioni, accompagnate da aerei che volavano a bassa quota. Per chi vive nella capitale venezuelana, quelle ore prima dell’alba di oggi, sabato 3 gennaio resteranno impresse nella memoria come un incubo.
Attacco in Venezuela: una città al buio e nella paura
Gli abitanti di diversi quartieri si sono riversati per strada, cercando di capire cosa stesse accadendo. Sui telefoni vengono trasmessi video di colonne di fumo che si levavano contro il cielo notturno, bagliori arancioni all’orizzonte, il fragore sordo delle detonazioni. Poi è arrivato il buio: interi quartieri della zona meridionale sono rimasti senza elettricità, proprio nei pressi di una grande base militare che sembra essere stata uno degli obiettivi principali.
Le testimonianze raccoltedescrivono scene di confusione e timore. Nel quartiere 23 de Enero, roccaforte del chavismo nella zona ovest della città, una forte esplosione seguita dalle sirene d’allarme. Non solo la capitale: anche l’Accademia Militare di Mamo a La Guaira, a quaranta chilometri da Caracas, è stata colpita. E poi la base aerea La Carlota, l’aeroporto di Higuerote. Un’operazione che sembra aver preso di mira con precisione le strutture militari del Paese.
L’accusa di Maduro e la risposta internazionale
La reazione del presidente Nicolás Maduro è stata immediata e durissima. Il governo venezuelano ha denunciato quella che definisce una “gravissima aggressione militare” da parte degli Stati Uniti. Lo stato di emergenza è scattato su tutto il territorio nazionale, con l’invito alla popolazione a mobilitarsi per difendere la sovranità del Paese.
“Il Venezuela respinge, condanna e denuncia di fronte alla comunità internazionale l’aggressione perpetrata dal governo degli Stati Uniti contro il territorio e il popolo venezuelano”, recita il comunicato ufficiale diffuso dalla televisione di stato. Parole che risuonano come una dichiarazione di guerra, in un momento in cui le tensioni tra Caracas e Washington erano già ai massimi storici.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha lanciato un drammatico appello: “Caracas è sotto bombardamento. Allertate il mondo intero, hanno attaccato il Venezuela. Stanno bombardando con missili”. E ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu e dell’Organizzazione degli Stati americani.
Il silenzio di Washington
Ma da Washington, al momento, arriva solo silenzio. Il Pentagono, contattato dal New York Times, si è limitato a dire di essere “a conoscenza” di quanto sta accadendo, senza confermare né smentire un eventuale coinvolgimento americano.
Secondo indiscrezioni raccolte da CBS News, Donald Trump avrebbe dato il via libera all’operazione giorni fa. L’attacco sarebbe stato pianificato inizialmente per il giorno di Natale, poi rinviato per dare precedenza ad operazioni in Nigeria contro l’ISIS. Nelle ore successive, le condizioni meteorologiche avrebbero ulteriormente ritardato l’esecuzione. Fonti militari americane, che hanno parlato in forma anonima, hanno spiegato che si attendevano condizioni favorevoli per il successo della missione.
Anche l’Italia segue con preoccupazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere di monitorare la situazione attraverso la rappresentanza diplomatica a Caracas, “con particolare attenzione per la comunità italiana”. L’unità di crisi della Farnesina è operativa, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene tenuta costantemente informata.
#Venezuela Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio @GiorgiaMeloni costantemente informata.Unità di crisi della Farnesina operativa
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) January 3, 2026
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