Notti tragiche: così l’avidità Fifa ha rotto il calcio
Oggi iniziano i mondiali 2026 e già è caos biglietti: costano troppo e nessuno li compra
Notti tragiche, altroché. Gli stadi dei Mondiali, che inizieranno oggi con la partita tra Messico e Sudafrica (maddài…), resteranno vuoti. Perché, è evidente, la Fifa ha tirato fin troppo la corda. E la polizia di frontiera Usa ha fatto il resto. Biglietti troppo costosi, controlli troppo serrati rischiano di desertificare le tribune dei sedici stadi che tra Stati Uniti, Messico e Canada, ospiteranno la manifestazione calcistica più attesa dai tifosi di mezzo mondo.
Notti tragiche
Notti tragiche, già. E no, non c’entra il fatto che l’Italia non ci sarà. Nemmeno stavolta. Eppure, mai come quest’anno, riuscire a centrare la qualificazione sarebbe stato fondamentale. Perché le comunità italoamericane non attendevano altro che l’arrivo degli azzurri negli States. Per aprire il portafogli. Al Sistema Paese, la figuraccia di Zenica costerà poco più di mezzo miliardo di euro. Per la precisione, secondo le stime pubblicate ad aprile da Unimpresa, le aziende italiane perderanno possibilità di affari per 570 milioni di euro. Non c’è comparto che non si lamenti, non c’è azienda che non si disperi. Dall’Adidas, sponsor tecnico della Nazionale, fino alla Pizzeria Bella Napoli dietro l’angolo che già pregustava dirette e incassi da urlo.
Un paracadute basterà?
Senza scordarci della Rai. Che s’era pure mossa in tempo per comprare i diritti degli azzurri, evitando di farsi beffare (come era già accaduto in passato) da Mediaset. Bella mossa, peccato che sappiamo come è andata a finire in Bosnia. Ci restano solo i ricordi. E un paracadute da 50 milioni di “sconto” a fronte di una spesa che (pare) sia stata complessivamente non inferiore ai 110 milioni di euro per 35 gare in chiaro.
E per la Fifa
Notti tragiche, pure per la Fifa. Il rischio è che in America una bolla sia già esplosa. E no, non si tratta né di quella dell’Ai (che invece gode di ottima salute e di capitalizzazioni sempre più estreme) e nemmeno di quella del credito al consumo. La bolla dei biglietti allo stadio. Gianni Infantino, o chi per lui, ha deciso che i prezzi dovesse farli l’algoritmo. I costi dinamici, quelli che alzano e abbassano (in teoria) i prezzi a seconda della fluttuazione di domanda e offerta. Un po’ come accade, in America, per i concerti di Taylor Swift. Johnny, come lo chiama il suo amico Donald Trump, già si sfregava le mani sognando incassi favolosi. La Fifa si aspetta di ricavare fino a 3 miliardi di dollari, il triplo di quanto già incassato in Qatar. Epperò, stavolta, qualcosa è andato storto. Restano invenduti 200mila biglietti. Chi mai sarebbe così folle da farsi un mutuo per andare a vedersi l’Iran o l’Arabia Saudita?
Il flop biglietti
Ecco, nessuno. Il fondo Pif, che pure ha infuso un’altra vagonata di denaro nei Mondiali, se ne faccia una ragione. E, difatti, la domanda per queste partite è a dir poco moscia. Diverso, invece, il discorso per le grandi classiche. Europee e sudamericane, va da sé, tirano. Eccome. La Scozia, che torna ai mondiali dopo decenni, è seguita da un popolo intero. Delle altre, quelle fortemente volute dalla Fifa (per allargare la base elettorale di mister Infantino), non importa a nessuno. Il boomerang gli sta tornando indietro. Certo, la finalissima di New York regge e anzi i biglietti costano tra i 4.185 e gli 8.680 dollari. Prezzi “impossibilmente alti” e che son valsi, all’algoritmo Fifa, l’interesse dei procuratori del New Jersey e della stessa New York. Che stanno indagando. Un po’ come accadde, qui da noi, quando i voli per la Sicilia schizzarono verso l’alto e si dovette muovere l’Antitrust.
L’impatto sul Pil (impalpabile)
Notti tragicamente indifferenti, per il Pil. I numeri, come le parole, sono importanti. Le stime riferiscono che l’impatto dei mondiali 2026 sarà pari, per Saxo Bank, a qualcosa come 40,9 miliardi di dollari. Un fiume di denaro che, però, stinge se, come ribadiscono gli analisti francesi di Natixis, si accosta al volume generale del Pil. I mondiali americani non sposteranno che lo 0,1%. Se tutto andrà bene e se, ovviamente, qualcuno si farà carico di comprare la valanga di invenduto che c’è. Complessivamente, a quanto pare, i mondiali in Usa, Canada e Messico valgono, per OpenEconomics, circa di 80,1 miliardi di dollari. E saranno tv e sponsor a fare affari. Oltre a Pif, c’è la (solita) guerra delle major dell’abbigliamento sportivo (Nike, Adidas e Puma vestono quasi tutte le Nazionali). La Fifa si attende 9 miliardi di ricavi, quattro dei quali solo in termini di diritti tv. Dagli sponsor altri 1,8 miliardi. E poi c’è il buco nero dei biglietti. Tre miliardi attesi, chissà quanti ne arriveranno. Sul serio. Il calcio non è più uno sport, e questo s’era capito. I mondiali non sono più nemmeno una festa. È tutto marketing. E ci ha rotto il calcio.
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