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Esteri

Nullificazione della giuria: la nuova arma della resistenza civile in America

di Cinzia Rolli -


Daniel Hunter (Choose Democracy) e Kenyatta Cherry (ex direttrice di Youth United for Change e fondatrice di Freedom Trainers) stanno lavorando ad un’unione strategica per l’utilizzo della nullificazione della giuria come strumento di resistenza civile contro l’amministrazione Trump.

Si registrerebbe infatti un aumento senza precedenti di Gran Giurì federali che rifiutano di incriminare avversari politici del Presidente americano.

La nullificazione esercitata dai membri delle giurie è la pratica di votare contro una condanna anche se l’imputato ha davvero infranto la legge.

Circolano manuali e opuscoli su come i cittadini possano esercitare il loro potere per bloccare sentenze di colpevolezza che ritengono politicamente motivate o basate su leggi ingiuste. L’obiettivo è trasformare le aule di tribunale in fronti di resistenza.

Questi libretti esplicativi vengono distribuiti il lunedì mattina nelle Corti, prima che i cittadini vengano inseriti nei collegi giudicanti.

Gli attivisti spiegano che i giurati nei processi possono votare “non colpevole” per qualsiasi motivo ritengano giusto, anche se il crimine risulta provato oltre ogni ragionevole dubbio, senza dover dare alcuna spiegazione.

Non saranno infatti mai soggetti ad alcuna sanzione perché tutto rientra nella legalità.

Hunter conduce anche un webinar sulla tematica dei diritti dei membri delle giurie mirando a diffondere l’uso della nullificazione come tattica per correggere il sistema giudiziario quando smarrisce la retta via.

È tuo diritto come giurato difendere ciò che credi giusto, usare la tua analisi, la tua coscienza, la tua morale. Questo è un modo in cui noi, persone comuni, possiamo inserirci nel sistema penale e creare un po’ di giustizia attraverso una sorta di mancata collaborazione”. Queste le parole che l’attivista ripete spesso ai suoi uditori.

Durante questi corsi di formazione viene anche spiegato come favorire la possibilità di ricevere una convocazione per far parte di una giuria ed essere selezionati più facilmente. Il consiglio è di vestirsi in modo neutro, dare risposte brevi e rilasciare dichiarazioni sul fatto che verranno ascoltate attentamente le prove prima di trarre conclusioni. Divieto assoluto però di nominare il diritto di disobbedienza civile giudiziaria.

Carrie Severino, presidente della Judicial Crisis Network, ha dichiarato che il diritto di nullificazione potrebbe minacciare la fiducia degli americani nel sistema giudiziario.

Il Dipartimento di Giustizia ha intensificato recentemente i controlli contro chiunque cerchi di istruire i giurati prima dei processi, vedendo in questo una forma di grave interferenza giudiziaria.

È vero che il verdetto di coscienza della giuria è un diritto ma ci sono anche esempi di persone che sono state arrestate dopo aver distribuito opuscoli sull’argomento, e accusate successivamente di manomissione della giuria. Infatti più che di un vero e proprio diritto si tratta di un atto discrezionale del giurato e non di una funzione legalmente autorizzata.

Gli avvocati non devono spiegare al collegio dei pari il concetto di resistenza della giuria.

Il principio in questione nasce con la Magna Carta, che stabilì il diritto di un uomo a essere giudicato dai suoi “pari”. Ciò sottrasse il potere assoluto di condanna al Re e ai suoi giudici, affidandolo a cittadini comuni che potevano agire secondo coscienza.

Il caso Bushel (1670) è quello che ha stabilito l’indipendenza delle giurie. William Penn, fondatore della Pennsylvania, fu processato a Londra per aver predicato il quaccherismo. Nonostante le prove schiaccianti, la giuria si rifiutò di condannarlo. Il giudice sanzionò e imprigionò i giurati. Ma uno di loro, Edward Bushel, fece ricorso e la Corte stabilì che una giuria non può essere punita per la sua decisione anche se va contro le prove.

Un altro esempio storico è quello del 1800. Il Congresso approvo’ la Clausola degli Schiavi Fuggitivi che obbligava i cittadini di tutti gli Stati ad aiutare le forze dell’ordine nell’arresto di sospetti pronti alla fuga. Alcuni abolizionisti usarono il sistema della giuria e rifiutarono di condannare le persone secondo queste leggi.

Durante l’era del Proibizionismo, poi, negli Stati Uniti, le giurie si rifiutavano spesso di condannare persone accusate di vendere o utilizzare alcol. La maggior parte dei processi per violazione del proibizionismo terminava con un’assoluzione dovuta alla nullificazione, rendendo così la legge difficile da applicare.

Anche se non menzionata esplicitamente, la disobbedienza giudiziaria è protetta dal VI Emendamento (diritto a un processo con giuria) e dal principio del V Emendamento che impedisce allo Stato di processare nuovamente un imputato dopo un’assoluzione.

La nullificazione da parte della giuria può essere vista come il potere dei cittadini di dire “no” a una legge dello Stato che ritengono ingiusta o come uno strumento per fare politica in grado di destabilizzare lo Stato.

Oggi la resistenza della giuria sembra tornare alle sue origini: l’individuo contro l’autorità statale, la giuria dei dodici contro la legge.


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