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Omicidio Bakari Sako, in carcere i 4 minorenni

Attesa la decisione per i due maggiorenni indagati dell'aggressione mortale con i loro compagni più giovani

di Giorgio Brescia -

L'aggressione al bracciante Bakari Sako, in cui il 35enne è stato ucciso, ripresa da una telecamera di sorveglianza in piazza Fontana a Taranto


Omicidio Bakari Sako: il Riesame conferma la custodia in carcere per i quattro minorenni.

Omicidio a Taranto, le prime decisioni del Riesame

Il Tribunale del Riesame ha rigettato i ricorsi presentati dai legali dei quattro minorenni indagati per l’omicidio di Bakari Sako. I giudici hanno confermato la custodia cautelare all’interno degli istituti penali minorili per i ragazzi, tutti di età compresa tra i 15 e i 16 anni.

L’aggressione mortale ai danni del trentacinquenne di origine maliana è avvenuta a Taranto lo scorso 9 maggio, scatenando una forte ondata di sdegno nell’opinione pubblica.

Le indagini della Procura, concentrate sulla violenza del pestaggio, aggravato dal numero dei partecipanti e dai futili motivi.

La posizione dei due maggiorenni per la morte di Bakari Sako

I magistrati affrontano oggi i ricorsi dei due indagati maggiorenni coinvolti nella medesima inchiesta. Si tratta del ventenne Fabio Sale e del ventiduenne Mimmo Colucci, attualmente reclusi nel carcere di Taranto. I difensori dei due giovani chiedono l’annullamento della custodia cautelare in carcere.

La strategia difensiva punta a dimostrare l’assenza di un ruolo attivo dei due maggiorenni durante le fasi cruciali della violenta aggressione.

La decisione ufficiale del Tribunale in merito alle istanze di scarcerazione arriverà nelle prossime ore.

Le dinamiche del pestaggio

Le forze dell’ordine hanno ricostruito la dinamica del delitto tramite l’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza cittadina. I video mostrano la brutalità dell’azione del branco, che ha colpito ripetutamente la vittima lasciandola esanime al suolo.

La Procura contesta il reato di omicidio preterintenzionale aggravato. Gli inquirenti hanno esaminato anche i telefoni cellulari degli indagati per verificare la premeditazione e il coordinamento del gruppo prima del raid punitivo.


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