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Esteri

Papa Leone XIV smaschera il mito del riarmo inevitabile

Il Papa ha chiesto coraggio diplomatico e capacità di negoziare, ribadendo l'importanza del linguaggio

di Ernesto Ferrante -


Il Parlamento spagnolo ha tributato un lunghissimo applauso a Papa Leone, primo Pontefice a parlare alle Cortes. Il Santo Padre ha affermato una verità che la politica europea preferisce eludere: la pace non è un automatismo e il riarmo non è un destino.

Leone non ha usato giri di parole. Ha denunciato come “preoccupante” il ritorno del riarmo presentato come risposta inevitabile alla fragilità internazionale. Una narrazione pericolosa, propagandata dai burocrati con l’elmetto di stanza a Bruxelles, che mira a trasformare la paura in strategia e la corsa agli armamenti in normalità. La sicurezza – ha ribadito Prevost – nasce nella giustizia, nel diritto internazionale, nel dialogo paziente. Non nei bilanci militari che crescono senza che cresca la capacità di negoziare.

Leone e il coraggio della diplomazia

Il Papa ha chiesto coraggio diplomatico, ciò che oggi manca più di tutto. Non la diplomazia di facciata con il dito sul grilletto sotto il tavolo, ma quella che antepone la pace alla forza, la trasparenza agli interessi, il rispetto dei trattati alla tentazione di riscriverli ad uso e consumo del più forte. E ha ricordato all’Europa il senso del suo stesso motto “In varietate concordia. L’unità non è uniformità, ma coesione nella diversità.

La guerra disumanizzata

Durissimo il passaggio sull’intelligenza artificiale applicata alla guerra. Delegare a un algoritmo decisioni sulla vita e sulla morte significa sottrarle alla responsabilità morale dell’uomo. È la frontiera più pericolosa, oltre la quale vi è la guerra disumanizzata, senza volto e senza colpa.

Poi il monito più vibrante. Ogni guerra è una sconfitta della capacità di negoziare. Le armi impongono silenzi, non costruiscono pace. La pace richiede visione, responsabilità e rispetto dell’identità di ogni popolo. Non esiste stabilità duratura se si calpestano culture, memorie, aspirazioni.

L’importanza del linguaggio

Infine il linguaggio. Leone lo ha definito il primo terreno della pace. Le parole possono “aprire strade o chiuderle, illuminare o distorcere, riconciliare o avvelenare”. In un tempo in cui il dibattito politico vive di delegittimazione permanente, il Papa ha ricordato che la convivenza nasce anche dal modo in cui si parla dell’altro e all’altro.

Il suo discorso è stato un atto politico nel senso più alto, una sfida aperta alla logica dell’inevitabile, alla cultura del conflitto come unica lingua possibile. Leone ha ricordato che un’altra strada esiste. Ma richiede coraggio.


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