Pasdaran colpiscono a Hormuz, attacco Usa in Iraq: balzo del prezzo del greggio
A poche ore dall’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Teheran ha lanciato un attacco missilistico contro una base americana in Giordania e colpendo tre petroliere nello Stretto di Hormuz, provocando un’immediata impennata dei prezzi del greggio sui mercati internazionali.
Attacco a sorpresa dei Pasdaran
Secondo il Comando centrale statunitense (Centcom), il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) ha lanciato diversi missili balistici contro una base Usa in Medio Oriente in quello che Washington ha definito un “attacco a sorpresa”. Tutti i vettori sono stati intercettati dalle difese aeree americane e giordane, senza provocare vittime o danni. Anche Amman ha confermato di aver abbattuto cinque missili diretti verso il proprio territorio.
L’azione rappresenta la prima offensiva diretta dell’Iran contro una base americana da quando, venerdì scorso, Trump aveva dichiarato di voler sospendere gli attacchi contro Teheran nel tentativo di riaprire uno spiraglio diplomatico.
L’offensiva Usa-Arabia Saudita
L’escalation è stata accompagnata da una nuova offensiva condotta dagli Stati Uniti insieme all’Arabia Saudita. Il Centcom ha annunciato di aver effettuato attacchi di precisione nell’Iraq orientale contro basi logistiche e depositi d’armi di milizie filo-iraniane. Queste accusate di preparare attacchi contro forze statunitensi e infrastrutture energetiche saudite. Secondo fonti dell’ex alleanza paramilitare irachena citate dall’Afp, nei raid sarebbero morti almeno dieci combattenti.
I Pasdaran: attacco a petroliere su Hormuz e l’impennata del greggio
Nel frattempo, i Pasdaran hanno rivendicato il danneggiamento di tre petroliere che stavano attraversando lo Stretto di Hormuz. Secondo quanto sostenuto, le navi avrebbero ignorato gli avvertimenti delle forze navali iraniane.
Le tensioni hanno avuto un effetto immediato sui mercati. Il greggio Brent è salito fino a 87,10 dollari al barile, con un rialzo di oltre il 3%, mentre il Wti americano è balzato oltre gli 81 dollari. Gli operatori temono che un’eventuale escalation militare nello Stretto di Hormuz possa compromettere i flussi di approvvigionamento, alimentando nuove pressioni sui prezzi dell’energia.
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