Zelensky o gli italiani? Questo è il dilemma!
Il patto stretto da Giorgia Meloni con Volodymyr Zelensky sta già facendo tremare la destra e la sinistra filorussa in auge.
Da Vannacci a Di Battista, le istanze per cambiare rotta sugli aiuti a Kiev si fanno sempre più pressanti.
Ma non è solo questione di geopolitica da salotto.
È questione di consenso, di sopravvivenza elettorale. Ed il consenso lo si ottiene rimanendo sintonizzati con il paese reale. Quello che soffre!
Lo dice nero su bianco il sondaggio YouTrend per Sky TG24. Il 38% mette al primo posto l’emergenza costo della vita e la crisi energetica. Il 15% chiede salari e lavoro dignitoso. Il 14% e il 13% vogliono meno tasse e una sanità che funzioni. Sommate le prime tre voci, il 67% degli italiani dà assoluta priorità all’economia. Solo il 5% guarda ai temi internazionali. Riforme istituzionali, premierato.
Ponte sullo stretto non pervenuto!
L’Italia ha fame di risposte concrete, non di bandiere ucraine; in questo contesto si inserisce il nodo russo con le sue immense risorse di gas.
Fondamentale per la produzione nazionale, per le imprese, per le famiglie, per i lavoratori autonomi. Se la guerra si trascina ancora per mesi, e tutto fa pensare che andrà proprio così, i costi dell’energia schizzeranno alle stelle, l’economia collasserà, la disperazione busserà alle porte di milioni di italiani. Già oggi molti sono sotto la soglia di povertà. Domani potrebbero essere sotto quella di sopravvivenza.
Giorgia Meloni deve decidere.
Vale davvero la pena?
Vale la pena legarsi a un presidente ucraino il cui governo è reduce da uno scandalo di corruzione da 100 milioni di dollari nell’Energoatom?
Amici stretti di Zelensky, ex soci d’affari, ministri costretti alle dimissioni. Tangenti, riciclaggio, meccanismi di controllo sabotati dal Palazzo stesso. Lo hanno raccontato il New York Times e le inchieste della NABU.
Tra ombre di corruzione e il prezzo del rigore europeo
Promesse di pulizia finite nel nulla. E noi dovremmo continuare a mandare armi e soldi?
Può veramente essere vantaggiosa per la premier l’amicizia con Ursula von der Leyen, quella che sul patto di stabilità non deroga nemmeno di un millimetro?
La vecchia Europa a guida tedesca, quella che non ha mai amato i Paesi del Sud, aspetta la recessione come un medico aspetta che l’infezione si diffonda prima di dare l’antibiotico.
L’Italia paghi, soffra, si salassi.
Ed in tutto questo dobbiamo sobbarcarci pure l’Ucraina!
Certo il Campo Largo è patetico su questo tema, un giorno qualcuno al suo interno dice di non voler aiutare l’Ucraina, il giorno dopo sì, poi tace imbarazzato. Oppure dà un appoggio che poi lo mette in imbarazzo.
Però fingono di offrire una possibile alternativa.
Meloni no, ha scelto la linea atlantista senza se e senza ma.
Però che prezzo rischia di pagare? L’Ucraina vale l’Italia? Gli italiani saranno disposti a soffrire ancora per Zelensky? Perché molto presto dovremo decidere.
E in autunno saremo vicinissimi alle elezioni. Chiedere questo sacrificio al popolo potrebbe rivelarsi fatale. Non per l’Ucraina. Per Giorgia Meloni e per il centrodestra.
Il popolo italiano ha messo l’economia al primo posto. E Giorgia Meloni deve pensare soprattutto ad andare avanti con la sua guida a Palazzo Chigi.
Per tenere il consenso degli italiani bisogna sganciarsi da Kiev, prima che sia troppo tardi.
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