Non solo austerity e "lockdown energetico", l'agricoltura rischia di rimanere senza fertilizzanti (e noi senza cibo)
È la “peggiore crisi di sempre”, per usare le parole di Fatih Birol, capo dell’Agenzia internazionale dell’energia. Ci troviamo dentro a un allineamento funesto di pianeti: se la guerra continuasse, saremmo dentro uno scenario inedito, peggiore del combinato disposto tra le crisi del 1973, quella del 1979 e l’ultima, che ancora brucia sulla pelle e nelle nostre tasche, del 2022. Ecco, tutte e tre insieme, shakerate in un vortice di problemi come mai prima d’ora. Già, perché noi crediamo (o almeno ci sforziamo a farlo) che si tratti di una vicenda di costi, di opportunità sfumate, di vacanze da rimandare, di climatizzatori da tenere spenti, come profetizzò Draghi. La questione è ben più profonda della formula “lockdown energetico” che sta rapidamente correndo di bocca in bocca, di comunicato in comunicato. Altro che Dad a maggio (smentita in maniera ufficiale dal governo). E che, in fondo, non nasconde altro che un programma di razionamenti a cui, se la guerra continuerà, occorrerà fare fronte.
“La peggiore crisi energetica di sempre”
La questione, in termini più generali, è ben più complessa. Siamo di fronte alla peggiore crisi di sempre. Lo dice Birol. E tocca tutto il mondo, noi compresi. “Il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione delle forniture energetiche di questa portata”, ha affermato Birol in un’intervista rilasciata a Le Figaro. “Se si considerano le tre principali crisi petrolifere e del gas del passato, quella attuale è più grave di quelle del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme. Ci troviamo di fronte a un grave shock energetico che combina choc petrolifero, del gas e choc alimentare”. Sissignori. Rischiamo di restare senza cibo. “Non solo petrolio e gas – ha ricordato Birol – , ma anche fertilizzanti, prodotti petrolchimici, elio e molto altro ancora” sono coinvolti direttamente nella crisi scatenata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz succeduta alla guerra tra Usa, Israele e Iran. Detto in altri termini: si può fermare (anche) l’agricoltura e tutto il settore hitech.
Fertilizzanti: non si vedono ma la loro mancanza si sentirà
Il destino dei fertilizzanti è un po’ quello dei beni intermedi per eccellenza. Nessuno li “vede” ma senza di loro le catene di produzione si fermano. Senza fertilizzanti, la produzione agricola può stopparsi. Ridursi, rimpicciolirsi. Siamo di fronte, potenzialmente, a ciò che già accadde all’indomani del conflitto tra Russia e Ucraina. Quando il mondo, a cominciare dall’Onu, iniziò a temere il peggio. E cioè che le forniture di cereali da Kiev e dal Mar Nero potessero sparire da un momento all’altro. Affamando Africa, Medio Oriente e vasti territori dell’Asia, innescando così nuove e potenzialmente inarrestabili migrazioni. Oggi la situazione è potenzialmente gravissima. Dal Golfo Persico arrivano i fertilizzanti che sono necessari alla buona riuscita dei raccolti. Ci sono delle potenze agricole vere, come India e Cina, che dipendono proprio dalle forniture mediorientali: almeno il 20% del loro fabbisogno, secondo la Fao.
Le materie prime alimentari già costano di più
Pechino avrebbe già in animo di chiudere le esportazioni, New Delhi ha puntato fortissimo sui cereali, a cominciare dal grano. E se, dopo la semina, non ci saranno rifornimenti utili a garantire gli sforzi degli agricoltori, per molti Paesi la fame. Non è che da noi andrebbe meglio. Allo stato attuale, il prezzo dell’urea granulare è già schizzato a 700 euro alla tonnellata. Potrebbe salire ancora. Ciò si ripercuoterà sui costi delle produzioni agricole italiane. Ed europee. Siamo di fronte a un altro 2022, con l’aggravante che non sarà solo l’Ucraina a “mancare” all’appello ma tante, troppe, produzioni in tutto il mondo. La Fao, peraltro, ha già fotografato aumenti dei costi nelle materie prime alimentari: a marzo sono saliti del 2,4% rispetto a febbraio, con un trend annuale dell’1%. In particolare, i cereali salgono dell’1,5% mentre il grano addirittura schizza del 4,3% dal momento che, per colmo di sfortuna, si prospetta una dolorosa siccità in America mentre in Australia le semine di questa coltura sono calate per paura della mancanza, appunto, dei fertilizzanti. Gli oli vegetali salgono già del 5,1% rispetto a febbraio, raggiungendo un livello superiore del 13,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E mentre lo zucchero aumenta del 7,2%, il riso scende del 3,1%. Ma c’è poco da gioire, è solo una questione “stagionale”.
Il nodo Ai
Dai campi all’intelligenza artificiale: senza elio, “sottoprodotto” di cui il Golfo è esportatore più che netto, non ci sono più chip. Produrli diventerebbe impossibili. È (anche) per questo se la Corea del Sud, che si regge su Samsung e le sue prodigiose previsioni in termini di utili, vendite e produzioni di semiconduttore, adesso suda freddo. Questa è la peggiore crisi energetica (e non) di sempre.