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Lavoro

Pensioni colpite dal Gender gap, ma il problema resta il lavoro

di Claudia Mari -


Il conto è servito e arriva puntuale anche in pensione: nel 2025 le donne (pensionate) hanno visto confermato il gap (in negativo) di assegno . A dirlo sono i dati dell’Inps nel report mensile sulle pensioni: secondo l’istituto l’importo medio delle nuove pensioni delle donne si è fermato a 1.056 euro, il 26,51% in meno rispetto a quello degli uomini, che partono da una media di 1.437 euro.

Gap pensioni: non una anomalia

Un gap che resta pressoché invariato anche considerando solo le gestioni previdenziali, al netto degli assegni sociali: 1.139 euro per le donne contro 1.545 euro per gli uomini. Numeri che non rappresentano un’anomalia statistica, ma il risultato finale di disuguaglianze strutturali che accompagnano le donne lungo tutto l’arco della vita lavorativa. La pensione diventa lo specchio fedele del mercato del lavoro. Sono tre le cause principali alla base del divario: carriere discontinue, salari mediamente inferiori e un tasso di occupazione più basso.

Fattori che, sommati nel tempo, riducono il montante contributivo e rendono le donne più esposte al rischio di povertà in età avanzata. Le carriere femminili sono spesso segnate da interruzioni dovute al lavoro di cura familiare – maternità, assistenza a figli e anziani – che in Italia continua a gravare in larga misura sulle donne. In assenza di un welfare adeguato, molte lavoratrici sono costrette a uscire dal mercato del lavoro o a ridurre l’orario, con contratti part-time che incidono sui contributi versati. Il risultato emerge con chiarezza dai numeri complessivi: le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici.

Il ridimensionamento e l’Opzione Donna

In termini assoluti, si tratta di 161 miliardi di euro contro i 204 miliardi incassati dagli uomini. A rendere il quadro ancora più critico è il progressivo ridimensionamento degli strumenti di pensionamento anticipato per le lavoratrici. Nel 2025 si è registrato un tracollo di Opzione Donna: solo 2.147 pensionamenti, in calo del 40,5% rispetto al 2024. Un dato che riflette le restrizioni introdotte negli ultimi anni, che hanno reso la misura sempre meno accessibile, fino allo stop definitivo nel 2026.

Per le donne che vogliono andare in pensione a 64 anni, la strada resta stretta. L’unica opzione rimane l’accesso nel sistema contributivo puro, riservato a chi non ha contributi precedenti al 1996. Il vero nodo, in ongi caso, è il lavoro: il gap pensionistico non è un problema che nasce a fine carriera, ma una disuguaglianza che si costruisce nel mercato del lavoro. Finché il lavoro femminile continuerà a essere precario, meno pagato e frammentato, anche la pensione resterà una disuguaglianza.


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