Agroecologia, la chiave per un’agricoltura sostenibile tra biodiversità e innovazione
Di fronte alle sfide globali, economiche e ambientali, che investono il sistema agro-alimentare l’agroecologia sta emergendo come un paradigma capace di coniugare produzione, tutela della natura e innovazione. Non si tratta solo di un insieme di buone pratiche, ma di un approccio scientifico e operativo che orienta la ricerca e le politiche agricole verso modelli più resilienti e sostenibili. Al centro, ad esempio, vi sono l’adattamento e la mitigazione degli effetti climatici, la salvaguardia degli ecosistemi e il rafforzamento della fertilità naturale dei suoli. In questo quadro, la promozione dell’agricoltura biologica e lo sviluppo di pratiche fondate sui principi agroecologici assumono, secondo molti esperti, un ruolo strategico, insieme al ripristino e al mantenimento della natura nelle aziende agricole. “L’agroecologia – conferma Ilaria Scarpetta (nella foto a sinistra), responsabile Affari istituzionali nazionali WWF Italia ETS – è una risposta alle crisi ambientali, climatiche e sociali che stanno mettendo in difficoltà il nostro sistema agroalimentare.
È un modello che tutela l’ambiente, sostiene il reddito degli agricoltori e garantisce ai cittadini il diritto a un cibo sano e di qualità. In questo quadro, il tema degli allevamenti intensivi non è più rinviabile: il loro impatto su clima, biodiversità, acqua, salute delle persone e benessere animale è sotto gli occhi di tutti”. Alla luce di tutto questo, dunque, per Scarpetta, servirebbe una presa di responsabilità da parte delle istituzioni: “il Parlamento dovrebbe finalmente calendarizzare il disegno di legge AC 1760, fermo da due anni, e il Governo dovrebbe affrontare la questione con serietà, superando logiche emergenziali e ascoltando società civile, agricoltori, piccole e medie imprese. Investire nell’agroecologia significa puntare su modelli produttivi resilienti, capaci di ridurre le emissioni climalteranti, rafforzare le economie locali e garantire un futuro sostenibile all’agricoltura italiana.
A pochi giorni dall’anniversario della modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione avvenuta del 2022, il richiamo è a rendere coerenti le scelte quotidiane con l’impegno a tutelare l’ambiente, la salute e i diritti delle future generazioni, a partire dal cibo che si dà ai più piccoli. Ambiente e salute – conclude Ilaria Scarpetta a L’identità – non sono temi separati, ma parti di un’unica sfida: l’agroecologia è uno dei collanti che può tenerli insieme e trasformarli in politiche concrete”. Così, invece, Luca Andreassi (nella foto a destra), Professore università Roma Tor Vergata Facoltà di Ingegneria: “L’agricoltura italiana si trova oggi al centro di tre transizioni decisive: energetica, digitale e ambientale.
Agroenergia, agricoltura rigenerativa e agricoltura 4.0 non sono comparti separati, ma parti di un unico sistema capace di rendere le filiere più resilienti ai cambiamenti climatici, alla crisi idrica e alla volatilità dei costi energetici. L’integrazione di fonti rinnovabili – fotovoltaico, agrovoltaico, biogas e biometano – consente alle aziende di autoprodurre energia, valorizzare gli scarti e ridurre la dipendenza da fonti fossili, trasformando il settore agricolo da consumatore a produttore di energia.
Parallelamente, le pratiche di agricoltura rigenerativa – come rotazioni colturali, riduzione delle lavorazioni e aumento della sostanza organica – migliorano la fertilità dei suoli, ne aumentano la capacità di trattenere acqua e carbonio e riducono l’erosione, rendendo i campi più resilienti a siccità e eventi estremi. L’agricoltura 4.0 – continua Andreassi – completa questo modello grazie a sensori, stazioni meteo, immagini satellitari e sistemi di irrigazione intelligenti che permettono di dosare acqua, fertilizzanti ed energia solo dove e quando servono, riducendo sprechi ed emissioni. Insomma, riassumendo, per il professore “la convergenza tra agroenergia, rigenerazione dei suoli e tecnologie digitali non rappresenta un costo, ma un investimento strategico per la competitività del Made in Italy agricolo e per la sicurezza alimentare ed energetica del Paese”.
E in questa direzione, in Italia non mancano certamente progetti interessanti. Un esempio interessante è AgrEcoMed, guidato dal Crea, che coinvolge giovani agricoltori in una rivoluzione agroecologica, tra rotazioni colturali, economia circolare e alleanze tra ricerca, imprese e territorio. Un modello che piace a molti, e definito non a caso “innovativo” anche dalla Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei perché “punta a rendere il settore più resiliente e sostenibile, rafforzando la tutela della biodiversità e la cooperazione territoriale”.
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