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Attualità

Più poveri, più indebitati: vent’anni da incubo per gli italiani

Lo studio Cer-Confesercenti, i numeri del declino e l'allarme di Bankitalia

di Cristiana Flaminio -


Vent’anni vissuti fin troppo pericolosamente: gli italiani hanno perso reddito, si sono più poveri e indebitati. Con tutti. Adesso si indebitano persino con le app pur di continuare a sopravvivere. Uno scenario da incubo, altro che magnifiche sorti e progressive. E giusto per non farsi mancare niente, il fantasma dell’ennesima guerra inutile, insorta stavolta in Medio Oriente, rischia di travolgere quel che resta delle speranze e dei risparmi delle famiglie. Uno scenario inquietante quello fotografato da Cer per Confesercenti. I dati, che hanno la testa dura, sono lì a cantare il de profundis a tutte le illusioni coltivate (ed esplose) negli ultimi decenni. In vent’anni, dal 2005 al 2025, il reddito unitario totale da lavoro è calato del 9,3%, in pratica ci “mancano” 4.400 euro ciascuno. Per gli autonomi è stata, invece, una Caporetto: i guadagni hanno perso il 22,3%, sono spariti ben 12.500 euro. Succede, a forza di mischiare le carte e indurre i lavoratori (leggi rider) a figurare come autonomi, aprendo partite Iva sostanzialmente farlocche, quando invece sono dipendenti. Che, per inciso, non se la passano nemmeno troppo bene: hanno perso 532 euro in termini di reddito.

Più poveri, più indebitati eppure lavoriamo di più

Il paradosso è che oggi, a distanza di vent’anni, ci sono addirittura 1,4 milioni di lavoratori in più. Dovremmo essere un Paese ricco, o quantomeno “tranquillo”. E invece, oggi, il potere d’acquisto delle famiglie è sprofondato del 3,2% e la propensione al risparmio è tracollata: dal 13,3% al 7,8% del reddito disponibile. Pezzenti e coi vizi? Manco per sogno. I consumi sono caracollati mentre la spesa è salita, in vent’anni, di quasi un quarto. Spendiamo, in pratica, il 23% in più di quanto facessimo vent’anni fa per comprare beni che, al netto dell’inflazione, sono inferiori del 15% rispetto ad allora. Con una perdita, secca, di volume d’affari pari a 133 miliardi di euro. Ogni famiglia, per dirla in altri termini, ha perduto fino a 5mila euro in termini di consumi e spese. Questo succede perché le bollette costano care, per carità.

Il nodo della pressione fiscale da Urss

Ma pure perché lo Stato ha deciso di fare cassa tartassando i cittadini, inventandosene di ogni in un Paese in cui, a fronte di servizi che tutto sono tranne che esempi di eccellenza, la pressione fiscale è arrivata al 43,1%. O paghi le tasse, o compri un vestito in più. A volte, però, le spese non sono rimandabili. Un abito, per andare al lavoro, bisognerà pur comprarlo. Un paio di scarpe per i figli, e via sciorinando spese. In questo caso, per le famiglie italiane, c’è la via dell’indebitamento. E lo dice Bankitalia secondo cui il fenomeno del Buy now and Pay Later, che si basa su un ecosistema complesso di app e fintech, è sempre più compulsato e frequentato dagli italiani.

Fintech, i microdebiti che ci mettono nei guai

La solita storia. Nasce, o quantomeno lo si pubblicizza, come un fenomeno che consente ai ragazzi di coprire le spese sezionandole in rate, ottimizzando così la paghetta. Un po’ come i colossi dei rider spiegavano che consegnare sushi e pizze sarebbe stato un ottimo “lavoretto” per arrotondare. È finita che, oggi, se ne occupano i grandi. Stando ai rilievi di Palazzo Koch, in tre anni, le famiglie che fanno ricorso al Bnpl è salito dal 4% addirittura al 30 per cento. Il valore delle transazioni, stando all’analisi dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, è letteralmente lievitato: nel 2022 il settore valeva un miliardo, oggi ne vale quasi dieci, a fronte di un importo medio pari a 200 euro a utente. Ma a cosa servono questi microprestiti alle famiglie? Per sostenere i consumi, certo. Ma, troppo spesso, per tamponare altri debiti. In pratica, ed è questo l’alert diramato dalla Banca d’Italia, il rischio è che il ricorso a un genere di strumenti simili possa allargare, a dismisura, l’indebitamento delle famiglie. Che, di per sé, in Italia rischiano già di essere sovraindebitate. Insomma, la strada che porta precisamente al disastro. E rivelano che vent’anni, in questo Paese, sono passati invano. Il precariato ha lasciato una traccia feroce. Le famiglie si sono impoverite, il ceto medio non c’è più. Chi può prende il reddito, chi non può si indebita con le app di microcredito per far fronte agli acquisti minimi per portare avanti il ménage familiare. Più poveri, più indebitati e il lavoro, povero, rischia di perdere valore non solo economico.


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