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Attualità

Problema energia: salve (per ora) le centrali a carbone

Pichetto: "Le teniamo per riserve a freddo" e intanto il Regno Unito torna al nucleare con gli Smr

di Maria Graziosi -


L’energia resta il primo problema per l’Italia. E non perché ci siano difficoltà nell’approvvigionamento. Ma per una più banale, quanto esiziale, questione di prezzo. E di costi. Gli industriali ormai si sgolano da mesi, da anni. Serve energia più economica. È necessario pagare meno le bollette o altrimenti la produzione italiana rischia di finire fuori mercato. E, allora, addio a quel (poco) che resta dell’industria nazionale.

Il problema dell’energia

Un problema, quello dell’energia, che passa attraverso mille questioni. C’è l’approvvigionamento, certo. Ma ci sono pure le infrastrutture, le cosiddette pipeline. In pratica, quelle strategie che consentono al Paese, in caso di qualsiasi evenienza, di non patire un black out. Come, per intenderci, quello che nei mesi scorsi ha lasciato al buio Spagna e Portogallo. Per saldare i collegamenti, il ministro all’ambiente e alla Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha riportato d’attualità la grande questione delle centrali a carbone. Che, beninteso, non saranno riattivate. Ma che non saranno nemmeno chiuse del tutto. Rimarranno lì, a garanzia. Per ogni evenienza. Il titolare del dicastero del Mase, al consiglio dei ministri tenutosi l’altra sera, ha parlato del futuro delle centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia.

Una questione di sicurezza nazionale

“Non è un problema di approvvigionamento di gas – ha detto il ministro -. È che nessuno riesce a garantire che non succeda un incidente sulla pipeline, quindi sicurezza nazionale vuol dire aver qualcosa da accendere in caso di estrema emergenza”. Pichetto non dimentica: “È successo nel 2022 quando Brindisi e Civitavecchia erano chiuse dal 2020 e poi si sono dovute riaccendere di corsa”, ai tempi del governissimo guidato da Mario Draghi. La cui scelta passò quasi sottotraccia mentre, oggi, già insorgono i comitati e i partiti (leggi Pd) sui territori. “A questo punto – ha aggiunto Pichetto Fratin – la valutazione à che ce le teniamo come riserva a freddo”. Non si sa mai.

Londra va in Rolls Royce

Ma mentre l’Italia si tiene le centrali a carbone, il Regno Unito riaccende le vecchie centrali nucleari. Dotandole, finalmente, dei reattori modulari. A quattro anni di distanza dal decommissioning, il governo di sua maestà britannica sarebbe intenzionato a riaprire la vecchia centrale di Dungerness, nel Kent, gestita a suo tempo dai francesi di Edf. Per farlo, saranno allestiti gli Small modular reactor commissionati dall’esecutivo inglese a Rolls Royce. Nell’ambito di una strategia energetica che, puntando formalmente alla decarbonizzazione (con l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050), spingerà la Gran Bretagna verso l’autosufficienza energetica. Gli Smr consentiranno, inoltre, di velocizzare i tempi. Sarà più rapido installarli e più celere farli entrare in servizio, allacciandoli alle reti elettriche che andranno ad alimentare.

I nodi del nucleare in Italia

Questa è la stessa tecnologia su cui, a più riprese, ha affermato di voler puntare il governo italiano e, in particolare, il ministro all’Ambiente Pichetto. Che, a differenza degli inglesi, avrà il suo bel da fare per riportare l’atomo in funzione in Italia. C’è, innanzitutto, un (vecchio) referendum da ribaltare. E c’è, chiaramente, da vincere la resistenza che si avvierà sui territori. In mezzo la grande sfida del decommissioning che andrà completato prima che il governo stesso possa immaginare una nuova strategia verso un mix energetico che, in Italia, contempli finalmente anche il ritorno del nucleare. Intanto, però, il problema dell’energia resta. Gli industriali continuano a sgolarsi, le famiglie sono allo stremo. C’è il gas americano, ha affermato Pichetto nelle scorse settimane, che ci darà una mano perché il prezzo non sarà più tanto proibitivo come lo era stato nell’immediatezza della grande crisi insorta dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina. Eccolo, dunque, il nodo principale. La guerra. Che forse finirà, forse no. Ma dai cui destini dipenderanno, per forza di cose, pure quelli dell’Italia.


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