Promossa in pedana, bocciata in cattedra: la scuola che non sa imparare
Settima agli Europei di ginnastica ritmica di Varna, quarta nella finale di specialità con la palla. Tara Dragaš, diciannovenne friulana delle Fiamme Oro, è uno dei talenti più luminosi della ginnastica italiana Eppure, mentre ancora indossava la maglia azzurra con orgoglio, le è arrivata una notizia che non avrebbe mai voluto ricevere: quest’anno non sarà ammessa agli esami di maturità
Il paradosso è talmente grottesco da sembrare impossibile: tra le cause della non ammissione figura un 4 in Discipline Sportive, la materia che dovrebbe valorizzare il percorso di chi dedica la propria vita allo sport.
Ma andiamo per ordine, perché la storia di Tara racconta qualcosa di più profondo di un semplice voto. La ragazza seguiva un percorso scolastico pensato per conciliare otto ore quotidiane di allenamento con le lezioni in presenza, dalle 17 alle 19.
Una scelta nobile, come ha sottolineato il fratello Marko: avrebbe potuto frequentare comodamente online, ma ha voluto essere presente, voleva davvero imparare.
Poi la scuola di riferimento ha perso la parità scolastica, e la valutazione per l’ammissione è passata all’Istituto “Magrini Marchetti” di Gemona, che ha bocciato in blocco tutti gli studenti privatisti di quel percorso sportivo Non una sconfitta meritata, dunque. Una sconfitta di sistema.
Tara ha già risposto con la dignità di chi ha imparato davvero qualcosa nella vita — non dai libri, ma dalla disciplina, dal sacrificio, dalla caduta e dalla rialzata.
Ha già annunciato che l’anno prossimo concluderà la quinta, affronterà la maturità e inizierà l’università, perché una sconfitta non è mai la fine Ecco il punto che certi professori e certe commissioni sembrano non capire: la scuola non è un edificio fatto di voti e regolamenti.
La scuola è il luogo dove si formano gli uomini e le donne del futuro. E quegli uomini e quelle donne si formano attraverso i valori — la tenacia, il rispetto, il sacrificio, la capacità di rialzarsi — che Tara ha già dimostrato di possedere in abbondanza, su ogni pedana d’Europa. Una ragazza che si allena otto ore al giorno, che sceglie comunque di stare in classe, che rappresenta il tricolore in Bulgaria e risponde alla sconfitta con maturità e determinazione: questa è una studentessa modello.
Solo che certi sistemi scolastici, appollaiati sulla propria arroganza burocratica, non sanno ancora riconoscerla.
Alla fine, chi ha davvero superato l’esame più importante — quello della vita — lo sappiamo tutti. E non è l’Istituto Magrini Marchetti di Gemona.
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