“Quando c’era lei”: la campagna shock di Matteo Renzi
Ecco cosa succede nelle stazioni di Roma e Milano
“Quando c’era lei”: Matteo Renzi sceglie le stazioni ferroviarie di Roma e Milano come palcoscenico di una provocatoria battaglia politica che sta infiammando il dibattito pubblico.
“Quando c’era lei”
Italia Viva ha lanciato la sua nuova campagna per il 2×1000 utilizzando una strategia comunicativa fortemente ironica e d’impatto. L’iniziativa punta a denunciare i presunti fallimenti economici e sociali dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ma lo fa prendendo in prestito l’estetica, la grafia e la retorica tipiche del Ventennio fascista.
Sui grandi cartelloni comparsi negli scali ferroviari si leggono slogan scritti con la “V” al posto della “U”, un chiaro riferimento iconografico all’era fascista. Tra le frasi più discusse spiccano: “QVANDO C’ERA LEI si pagavano le tasse”, “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo” e “QVANDO C’ERA LEI la spesa si pagava di più”.
Il cinegiornale satirico sul canale di Matteo Renzi
A corredo della campagna visiva, sui canali social di Matteo Renzi è stato pubblicato un video satirico che ricalca in tutto e per tutto i celebri cinegiornali dell’Istituto Luce. Nel filmato si vedono scorrere immagini odierne in bianco e nero, accompagnate da una voce fuori campo che imita lo stile enfatico del celebre speaker Guido Notari.
“Nella solenne stagione in cui il governo del presidente Meloni celebrava i fasti della prosperità annunciata, le famiglie italiane assistevano al magnifico spettacolo della vita quotidiana, divenuta impresa eroica”, recita la voce narrante prima di lanciare l’appello finale al voto e alla donazione fiscale.
In questo modo, il partito centrista ha voluto sintetizzare e colpire i punti deboli attribuiti al governo: dall’aumento della pressione fiscale alla fuga dei cervelli, fino all’impennata dell’inflazione e ai disservizi della rete ferroviaria.
La dura reazione di Fratelli d’Italia e della maggioranza
La risposta da parte di Fratelli d’Italia e degli ambienti vicini alla premier non si è fatta attendere, trasformando l’iniziativa in un vero e proprio scontro frontale. Da parte degli esponenti di via della Scrofa, la campagna è stata liquidata come un “misero espediente di basso livello”. E un tentativo disperato di visibilità mediatica da parte di un partito in difficoltà nei sondaggi.
In particolare, fonti di Fratelli d’Italia hanno sottolineato l’incongruenza della satira di Italia Viva, definendo “ridicolo” l’accostamento al fascismo per un governo che si è sempre mosso nel pieno solco democratico e atlantista.
Al contrario, i meloniani rivendicano i dati sull’occupazione e le misure di contrasto all’inflazione come risposte concrete. Azioni che smentiscono la narrazione dei manifesti d’opposizione. La polemica promette di durare a lungo, segnando un inasprimento dei toni nella comunicazione politica e nella corsa ai fondi del finanziamento ai partiti.
Matteo Renzi e Giorgia Meloni si rivedranno quanto prima in Parlamento: in Senato le prossime scintille tra i due.
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