Quel pasticciaccio brutto del nordest

Un pasticciaccio brutto con al centro il colosso Agsm Aim. Un’operazione poco speciale per la quale qualcuno potrebbe bruciarsi viste le implicazioni non solo economiche. La compravendita di una società nel settore dell’energia rischia di diventare indigesta sull’asse Verona-Vicenza, con ripercussioni politiche, visto che l’acquirente è la multiutility berico-scaligera. Il dubbio amletico da sciogliere è: quanto costa ad Agsm Aim, tramite la controllata Agsm Aim Energy, rompere il contratto sottoscritto soltanto due mesi fa per comprare Compago srl? In alternativa, qual è il pericolo nel perfezionare l’accordo che ha portato l’azienda pubblica, sorta da una fusione nel dicembre 2020 delle due società cugine, ad acquistare il 35% dell’holding di partecipazione milanese “Compago srl”, che ha in pancia alcune ditte tra cui quella più appetibile è “Compagnia Energetica Italiana”, che vende gas ed energia elettrica, valutata 67 milioni di euro? Sono due domande di valore milionario che non fanno dormire sonni tranquilli ai sindaci di Verona e Vicenza, rispettivamente Damiano Tommasi e Francesco Rucco, per le conseguenze qualora l’affare andasse male. Le aziende, infatti, sono dei cittadini alle prese con bollette sempre più pesanti.
Ieri è stata una giornata campale per i due sindaci, che si sono incontrati e confrontati con i propri consulenti. Ma è stata una giornataccia anche per il consiglio d’amministrazione di Agsm Aim guidato da Stefano Casali, da settimane sulla graticola per un piano che in primavera pareva affidabile e dal quale, però, di recente lui stesso in commissione Bilancio, in Comune a Verona, ha preso di fatto le distanze. Del resto al centro dei rumors c’è un Cda che si è fidato del consigliere delegato Stefano Quaglino, perché in seguito alla crisi del settore energetico quella che pareva una buona operazione industriale che avrebbe fatto lievitare a oltre 1 milione i clienti di Agsm Aim, all’improvviso si è tramutata in tanti punti interrogativi. Se andasse male chi pagherebbe? Soprattutto dopo che il Cda, non soddisfatto del lavoro di Quaglino e che ieri sera gli ha ritirato le deleghe per l’operatività straordinaria, a contratto firmato e opinione pubblica informata a fine settembre ha incaricato due consulenti di eseguire una valutazione il cui esito è stato negativo. I rischi sono maggiori dei pregi. Dunque, che fare?

È l’8 settembre scorso quando l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato informa dell’operazione e in un comunicato Agsm Aim sintetizza che è stato raggiunto l’accordo per acquistare il 35% di Compago srl di cui è presidente Roberta Corno Pozzi. Il pezzo pregiato, la partecipata “Compagnia Energetica Italiana spa”, presieduta da Enrico Pozzi, ha ricavi per 350 milioni di euro e 165.000 clienti nel Nord Italia cui vende prodotti e servizi di luce e gas.
Sulla carta è una operazione in linea con gli obiettivi industriali di Agsm Aim che punta ad allargarsi per diventare più potente, in realtà presenta criticità. A farsi interpreti di questo disagio è il gruppo di minoranza “Per una grande Vicenza” con i consiglieri Otello Dalla Rosa, Raffaele Colombara, Alessandro Marobin e Cristiano Spiller, che osserva come l’operazione Compago suscita interrogativi e “raccoglie molte preoccupazioni del settore, riprese più volte dalla stampa nazionale, e riguarda il rischio di default finanziario per molte utilitiy italiane ed europee”.

A quel punto le telefonate tra i consiglieri comunali di Verona e Vicenza si susseguono e sono incrociate, perché com’è noto all’ombra dell’Arena Tommasi guida una giunta di centrosinistra, mentre all’ombra del Palladio Rucco presiede una giunta di centrodestra. Non solo, il Cda di Agsm Aim è stato rinnovato qualche mese prima delle elezioni comunali di giugno a Verona e i componenti sono tutti di area centrodestra. Insomma, una situazione non agevole per Tommasi, che non si fida delle scelte del predecessore Sboarina, anche perché la municipalizzata è la cassaforte dei due Comuni.

Nel mirino il comportamento di Quaglino. Questi, tra l’altro, con la fusione del 2020 è passato da un compenso di 150 mila a 300 mila euro (ai componenti del Cda vanno 40 mila euro ciascuno). Vero è che il 2021 si è chiuso con ricavi per quasi 2 miliardi di euro e un utile netto di 57 milioni. Chapeau! Ma il piano industriale prospettato per l’acquisizione di Compago, per il cui 35% andrebbero versati oltre 22,5 milioni e al perfezionamento del contratto i rimanenti 44,5 milioni, alla luce del mutamento del quadro macroeconomico andrebbe rivisto per le “criticità”. Come comportarsi? Il Cda dopo avere incaricato gli advisor ed avere avuto una prognosi negativa sui risultati, tramite Agsm Aim Energy, il veicolo che esegue l’operazione, ha informato la controparte di volere quanto meno sospendere la procedura di acquisto. Compago ha replicato che “pacta sunt servanda” e che se l’accordo non verrà rispettato Agsm Aim pagherà pegno. Ecco perché quelle “criticità nell’acquisto” sono diventate un pasticciaccio brutto del Nordest.

Un pasticciaccio brutto con al centro il colosso Agsm Aim. Un’operazione poco speciale per la quale qualcuno potrebbe bruciarsi viste le implicazioni non solo economiche. La compravendita di una società nel settore dell’energia rischia di diventare indigesta sull’asse Verona-Vicenza, con ripercussioni politiche, visto che l’acquirente è la multiutility berico-scaligera. Il dubbio amletico da sciogliere è: quanto costa ad Agsm Aim, tramite la controllata Agsm Aim Energy, rompere il contratto sottoscritto soltanto due mesi fa per comprare Compago srl? In alternativa, qual è il pericolo nel perfezionare l’accordo che ha portato l’azienda pubblica, sorta da una fusione nel dicembre 2020 delle due società cugine, ad acquistare il 35% dell’holding di partecipazione milanese “Compago srl”, che ha in pancia alcune ditte tra cui quella più appetibile è “Compagnia Energetica Italiana”, che vende gas ed energia elettrica, valutata 67 milioni di euro? Sono due domande di valore milionario che non fanno dormire sonni tranquilli ai sindaci di Verona e Vicenza, rispettivamente Damiano Tommasi e Francesco Rucco, per le conseguenze qualora l’affare andasse male. Le aziende, infatti, sono dei cittadini alle prese con bollette sempre più pesanti.
Ieri è stata una giornata campale per i due sindaci, che si sono incontrati e confrontati con i propri consulenti. Ma è stata una giornataccia anche per il consiglio d’amministrazione di Agsm Aim guidato da Stefano Casali, da settimane sulla graticola per un piano che in primavera pareva affidabile e dal quale, però, di recente lui stesso in commissione Bilancio, in Comune a Verona, ha preso di fatto le distanze. Del resto al centro dei rumors c’è un Cda che si è fidato del consigliere delegato Stefano Quaglino, perché in seguito alla crisi del settore energetico quella che pareva una buona operazione industriale che avrebbe fatto lievitare a oltre 1 milione i clienti di Agsm Aim, all’improvviso si è tramutata in tanti punti interrogativi. Se andasse male chi pagherebbe? Soprattutto dopo che il Cda, non soddisfatto del lavoro di Quaglino e che ieri sera gli ha ritirato le deleghe per l’operatività straordinaria, a contratto firmato e opinione pubblica informata a fine settembre ha incaricato due consulenti di eseguire una valutazione il cui esito è stato negativo. I rischi sono maggiori dei pregi. Dunque, che fare?

È l’8 settembre scorso quando l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato informa dell’operazione e in un comunicato Agsm Aim sintetizza che è stato raggiunto l’accordo per acquistare il 35% di Compago srl di cui è presidente Roberta Corno Pozzi. Il pezzo pregiato, la partecipata “Compagnia Energetica Italiana spa”, presieduta da Enrico Pozzi, ha ricavi per 350 milioni di euro e 165.000 clienti nel Nord Italia cui vende prodotti e servizi di luce e gas.
Sulla carta è una operazione in linea con gli obiettivi industriali di Agsm Aim che punta ad allargarsi per diventare più potente, in realtà presenta criticità. A farsi interpreti di questo disagio è il gruppo di minoranza “Per una grande Vicenza” con i consiglieri Otello Dalla Rosa, Raffaele Colombara, Alessandro Marobin e Cristiano Spiller, che osserva come l’operazione Compago suscita interrogativi e “raccoglie molte preoccupazioni del settore, riprese più volte dalla stampa nazionale, e riguarda il rischio di default finanziario per molte utilitiy italiane ed europee”.

A quel punto le telefonate tra i consiglieri comunali di Verona e Vicenza si susseguono e sono incrociate, perché com’è noto all’ombra dell’Arena Tommasi guida una giunta di centrosinistra, mentre all’ombra del Palladio Rucco presiede una giunta di centrodestra. Non solo, il Cda di Agsm Aim è stato rinnovato qualche mese prima delle elezioni comunali di giugno a Verona e i componenti sono tutti di area centrodestra. Insomma, una situazione non agevole per Tommasi, che non si fida delle scelte del predecessore Sboarina, anche perché la municipalizzata è la cassaforte dei due Comuni.

Nel mirino il comportamento di Quaglino. Questi, tra l’altro, con la fusione del 2020 è passato da un compenso di 150 mila a 300 mila euro (ai componenti del Cda vanno 40 mila euro ciascuno). Vero è che il 2021 si è chiuso con ricavi per quasi 2 miliardi di euro e un utile netto di 57 milioni. Chapeau! Ma il piano industriale prospettato per l’acquisizione di Compago, per il cui 35% andrebbero versati oltre 22,5 milioni e al perfezionamento del contratto i rimanenti 44,5 milioni, alla luce del mutamento del quadro macroeconomico andrebbe rivisto per le “criticità”. Come comportarsi? Il Cda dopo avere incaricato gli advisor ed avere avuto una prognosi negativa sui risultati, tramite Agsm Aim Energy, il veicolo che esegue l’operazione, ha informato la controparte di volere quanto meno sospendere la procedura di acquisto. Compago ha replicato che “pacta sunt servanda” e che se l’accordo non verrà rispettato Agsm Aim pagherà pegno. Ecco perché quelle “criticità nell’acquisto” sono diventate un pasticciaccio brutto del Nordest.

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