Nel giorno della missione londinese del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si è riacceso lo scontro tra Budapest e Kiev. A Zelensky, alle prese con gli incontri con Re Carlo III a Buckingham Palace e con il primo ministro britannico Keir Starmer a Downing Street, allargato al ministro della Difesa John Healey e al Segretario Generale della Nato Mark Rutte, sono arrivati dei precisi avvertimenti dai vertici politici ungheresi. In agenda la formalizzazione di un accordo bilaterale incentrato sulla produzione dei droni e di droni anti-drone. Per Starmer, gli alleati occidentali devono mantenere l’attenzione sul sostegno all’Ucraina nella guerra contro la Russia, nonostante il conflitto in Medio Oriente.
Scontro Budapest-Kiev
“Se non c’è petrolio, non ci sono soldi”, ha detto il primo ministro magiaro Viktor Orban in un video-messaggio pubblicato su X, ribadendo la linea dura del suo Paese sul blocco delle forniture energetiche, direttamente connesso alla questione ai rapporti finanziari con Bruxelles. Oltre ad aver riferito di essersi confrontato con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e con il premier slovacco Robert Fico, Orban ha affermato che la posizione del governo ungherese “rimane invariata” e lanciato un messaggio inequivocabile al leader ucraino: “Se vuole ricevere i suoi soldi da Bruxelles, deve riaprire l’oleodotto Druzhba”.
Il premier ha accusato l’Ucraina di non voler negoziare: “Non stanno partecipando ai colloqui” e “ammettono apertamente di non avere alcuna intenzione di permettere al petrolio russo a basso costo di arrivare in Ungheria”. Il blocco avrebbe anche una finalità politica: “Kiev starebbe usando l’intero blocco petrolifero per interferire nelle elezioni ungheresi a sostegno del partito Tisza”.
Il ministro degli Esteri ungherese Pater Szijjarto ritiene che la Commissione europea e l’Ucraina abbiano coordinato politicamente lo stop delle forniture di petrolio verso alcuni Stati membri, tra cui l’Ungheria stessa. Il capo della diplomazia ungherese ha chiesto la fine immediata di quella che ha definito una “messa in scena”.
Le garanzie di Zelensky e l’impegno finanziario dell’Ue
Il pompaggio dell’oleodotto Druzhba potrà tornare alla sua capacità tecnica “entro un mese e mezzo. Ciò permetterà la piena ripresa dei flussi” di petrolio, “ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”. Lo ha scritto Volodymyr Zelensky in una lettera indirizzata i vertici Ue. “L’Ucraina può comunque offrire delle vie alternative per il transito del petrolio russo ai Paesi dell’Europa Centrale e Orientale”, ha sottolineato il presidente ucraino.
L’Ue ha offerto agli ucraini supporto tecnico e finanziamenti per riparare l’infrastruttura. La proposta è stata accolta e accettata. “Esperti europei sono immediatamente disponibili”, ha fatto sapere il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Il possibile dialogo con la Russia fa discutere
Costa ha anche sostenuto in un’intervista alla European Newsroom (Enr) che l’Unione Europea dovrà un giorno dialogare con la Russia, ma non è ancora il momento giusto. “Non si tratta di energia, ma della sicurezza europea e della pace in Ucraina”, ha precisato in seguito alle parole del primo ministro belga Bart De Wever. Al quotidiano L’Echo, il capo del governo federale belga aveva ventilato l’ipotesi di normalizzare le relazioni con Mosca, al fine di riguadagnare l’accesso a fonti energetiche a basso costo. Investito dalle polemiche, De Wever ha successivamente chiarito che una simile normalizzazione potrebbe essere concepibile solo con un accordo di pace accettabile, sia per l’Unione Europea che per l’Ucraina.
Sabotatori e spie all’opera
Il segretario del Consiglio di sicurezza russo, l’ex ministro della Difesa Serghei Shoigu, ha dichiarato che il suo Paese si trova attualmente a dover contrastare, “con il massimo grado di organizzazione”, le azioni ostili di 56 Paesi che tentano di compiere attacchi terroristici e sabotaggi contro le sue infrastrutture critiche.
Secondo il quotidiano britannico Financial Times i tetti delle sedi diplomatiche russe nella capitale dell’Austria starebbero fungendo da più grande piattaforma di intelligence segreta del Cremlino in Occidente. “Vienna ha assunto una grande importanza per loro…è il loro centro nevralgico in Europa”, ha specificato una fonte al giornale britannico.