Realtà batte narrazione. E sto
“Anche oggi il crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani”, ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social. E, numeri alla mano, è difficile darle torto. L’illusione che il voto referendario potesse automaticamente trasferirsi sulle amministrative e dare la volata alle politiche 2027 si è infranta contro la realtà delle urne.
Una realtà molto diversa anche da quella raccontata per settimane dalla “bolla mediatica”. Il centrodestra tiene Venezia al primo turno e dopo dodici anni si riprende Reggio Calabria. Due risultati che smentiscono la narrazione costruita negli ultimi giorni. A Venezia, soprattutto, il caso è emblematico. Simone Venturini, dato da gran parte degli opinionisti come sfavorito contro il senatore dem Andrea Martella, non solo vince, ma lo fa con un vantaggio netto.
Eppure in Laguna il centrosinistra aveva portato tutti i leader nazionali, immaginando di trasformare la città nel simbolo dell’“avviso di sfratto” al governo Meloni. Non è bastato. E non sono bastate nemmeno le polemiche legate ai casi di Beatrice Venezi e alla Biennale targata Buttafuoco, che qualcuno sperava di usare come clava politica. È qui che emerge ancora una volta la distanza tra il racconto mediatico e il Paese reale: si continua a descrivere la realtà non per ciò che è, ma per come la si vorrebbe. Il dato interessante – ma non certo inedito – di questa tornata è proprio la crisi di credibilità di un certo sistema mediatico.
Da giorni si annunciava la “débâcle” per il centrodestra, il colpo decisivo dopo il referendum. Che non c’è stato. Certo, Prato e Pistoia restano al centrosinistra, ma il quadro complessivo racconta altro. E racconta anche che la televisione pesa molto meno di quanto si creda. Due candidature lo dimostrano: l’avvocato Massimo Lovati, volto tv del caso Garlasco, resta sotto l’1% a Vigevano; Rocco Casalino, ex star della comunicazione grillina, non entra neppure in Consiglio comunale a Ceglie Messapica. La notorietà non coincide automaticamente con il consenso.
Poi c’è Salerno, dove Vincenzo De Luca firma l’ennesimo capolavoro personale: quinta vittoria nella sua città, la prima risale addirittura al 1993. Ma soprattutto una vittoria ottenuta senza simbolo Pd, mentre M5S e Avs correvano con un altro candidato. La dimostrazione che, il campo largo resta fantascienza.
De Luca è un brand autonomo, una categoria a sé. La lezione di queste amministrative è semplice: il centrosinistra può anche raccontarsi competitivo per le Politiche, come sostiene Schlein, ma la strada è ancora lunga. E soprattutto passa da un principio elementare che la bolla mediatica continua ostinatamente a dimenticare: gli elettori, spesso, non votano il racconto. Votano la realtà.
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