Rebibbia, detenuta morta nella notte: indagini in corso
Una detenuta è stata trovata morta nella notte all’interno della sezione femminile del carcere di Rebibbia, a Roma. La donna è deceduta in circostanze ancora da chiarire e sulla vicenda sono state immediatamente avviate le indagini della polizia penitenziaria, che sta ricostruendo le ultime ore di vita della detenuta e verificando eventuali elementi utili a comprendere cosa sia accaduto nella cella. Al momento non sono state diffuse informazioni sull’età della donna o sul suo stato di salute, né sull’ipotesi di un possibile gesto volontario o su cause naturali. Ogni pista rimane aperta.
Detenuta morta a Rebibbia, rinviati i “Giochi della Speranza”
La notizia del decesso ha avuto un impatto immediato sulla vita del penitenziario. Sono stati infatti rinviati a data da destinarsi i “Giochi della Speranza”, iniziativa sportiva organizzata dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e dalla rete di magistrati “Sport e Legalità”. L’evento, pensato per promuovere lo sport come strumento di socialità e reinserimento, avrebbe coinvolto numerose detenute, personale penitenziario e volontari. In luogo della manifestazione, si terrà un momento di raccoglimento in memoria della donna, alla presenza dei partecipanti che avrebbero dovuto prendere parte all’iniziativa.
Il decesso della detenuta arriva in un contesto già delicato per il sistema penitenziario italiano. Solo pochi giorni fa, il 10 dicembre, il presidente della Repubblica Mattarella aveva effettuato una visita a sorpresa proprio nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia. Aveva un forte allarme sulle condizioni in molti istituti del Paese. Il Capo dello Stato aveva ricordato come il sovraffollamento, la carenza di attività e la mancanza di risorse continuino a rappresentare criticità gravissime. Denunciando situazioni “totalmente inaccettabili” che non garantiscono gli standard minimi di umanità.
Durante la visita, Mattarella aveva assistito anche a una rappresentazione teatrale ispirata a “Le città invisibili” di Italo Calvino. Elogiando le iniziative rieducative presenti a Rebibbia e richiamando l’importanza dell’ordinamento penitenziario, che da cinquant’anni sancisce il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità e la necessità di offrire reali opportunità di socializzazione ai detenuti.
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