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Sorelle ritrovate: fermati per sequestro di persona la madre, il compagno e il nonno

di Angelica Luna -


A quindici giorni dalla scomparsa, Alisya e Sarah Di Giacinto – sedici e dodici anni – sono di nuovo al sicuro.

Le due sorelle, allontanatesi nella notte tra il 6 e il 7 giugno da una casa-famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, sono state rintracciate nella serata di domenica 21 giugno a Formia, in provincia di Latina, nell’appartamento di un’anziana parente della madre, nel quartiere popolare di Rio Fresco.

Il ritrovamento è frutto di un’operazione congiunta che ha visto impegnati i carabinieri del comando provinciale dell’Aquila, i colleghi di Latina e i reparti speciali del Ros, sotto il coordinamento del procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, con il contributo della procura di Cassino, guidata da Carlo Fucci.

All’uscita delle due ragazzine, la folla radunatasi attorno al condominio le ha accolte con un lungo applauso, rivolto anche ai militari.

All’alba di lunedì 22 giugno, intorno alle cinque, è scattato il fermo per tre persone, accusate di sequestro di persona aggravato in concorso.

Si tratta della madre delle ragazze, Valentina D’Acunto, ora detenuta nel carcere di Teramo, del suo compagno Vincenzo Esposito e del nonno, Marco D’Acunto, entrambi reclusi a Sulmona. Risulta invece indagata a piede libero l’ottantenne che ha ospitato le minori, una lontana parente che le giovani chiamavano “zia”. Proprio nella stessa zona, a quanto si apprende, la madre disporrebbe di un secondo alloggio.

Sorelle ritrovate: la svolta da una videochiamata

Ad indirizzare gli inquirenti verso l’abitazione di Formia è stata, secondo il procuratore D’Angelo, una videochiamata effettuata dalla madre verso un’utenza già sotto osservazione.

Il numero risultava intestato a un cittadino pachistano e faceva parte di un lotto di schede attivate clandestinamente a Napoli pochi giorni prima della scomparsa delle due ragazzine. “Tra i tanti difetti della mamma c’era anche quello di mantenere il controllo – ha sottolineato il magistrato -. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie”.

Le sorelle chiuse in una stanza

Nel corso della conferenza stampa convocata all’indomani del ritrovamento, D’Angelo ha tracciato un quadro delle condizioni in cui vivevano le due sorelle.

Le ragazze, ha spiegato, erano confinate in una stanza, senza la possibilità di uscire né di aprire le persiane: l’unico svago concesso loro era quello di guardare la televisione. Quando i carabinieri si sono presentati, ha aggiunto, le minori non hanno reagito con sollievo, ma si sono rifugiate nello stesso ambiente in cui erano rimaste per due settimane.

Agli operatori avrebbero ripetuto di voler tornare dalla madre

Le ragazzine sono state affidate temporaneamente alle autorità locali e collocate in una struttura protetta del basso Lazio. Il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, loro tutore legale, ha riferito di averle viste in uno stato di forte tensione emotiva. Sarà la magistratura minorile a stabilirne il futuro.

Il dolore e la speranza del padre

Profondamente provato – ma anche sollevato dal ritrovamento – il padre, Stefano Di Giacinto, che alla notizia è stato colto da malore e trasportato in ospedale.

Sui social ha successivamente affidato la propria emozione a poche righe: “Si inizia una nuova vita, si riparte da zero”, scrivendo di voler restituire alle figlie il tempo che è stato loro sottratto e parlando di una battaglia lunga dieci anni conclusasi con un lieto fine.

A seguire il caso fin dall’inizio è stata anche l’associazione Penelope Abruzzo che, con la referente Alessia Natali, ha mantenuto contatti costanti con la famiglia.

Resta da accertare, intanto, se altre persone abbiano avuto un ruolo nella fuga, nel nascondiglio o nel mantenere le ragazze lontane dai controlli durante le due settimane di silenzio.


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