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Esteri

Riesplode la guerra tra Iran e Israele dopo 60 giorni di tregua

Trump ha provato inutilmente a fermare Netanyahu

di Ernesto Ferrante -


Israele ha lanciato nuovi attacchi contro obiettivi militari in Iran, nelle regioni centrali e occidentali, aprendo un ulteriore fronte in una crisi che l’amministrazione statunitense sperava di congelare. La decisione è arrivata poche ore dopo una telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano aveva chiesto al premier israeliano di evitare ritorsioni, per non far deragliare un accordo con Teheran che la Casa Bianca considerava ormai a portata di mano.

La risposta di Netanyahu è stata un’azione militare. E la reazione del tycoon, riportata dal Financial Times, è suonata come un’ammissione di impotenza: “Decido io, non lui”. Una frase che tradisce irritazione, ma soprattutto la consapevolezza che la leva americana su sullo Stato ebraico è molto debole.

La posizione degli Usa, la rabbia di Trump

Secondo Axios, gli Stati Uniti non sono stati coinvolti nei raid, definiti “relativamente limitati”. Intanto, mentre gli israeliani colpivano la Repubblica islamica, un missile lanciato dallo Yemen veniva intercettato nei cieli di Gerusalemme e Tel Aviv. Un segnale che la crisi si può allargare rapidamente a più fronti.

Il leader Usa, intervistato da Fox News, ha lasciato trapelare tutta la sua frustrazione. L’accordo con l’Iran, ha detto, sarebbe stato firmato “lunedì, martedì o mercoledì”. Ora, invece, i nuovi lanci iraniani “non aiuteranno i negoziati”, e i raid israeliani su Beirut lo hanno reso “non contento”.

L’Iran non arretra

Da Teheran, il ministero degli Esteri ha definito i missili lanciati contro Israele un’azione di “legittima difesa” ai sensi dell‘articolo 51 della Carta Onu, accusando Israele e Stati Uniti di “pirateria marittima” e di aver violato la tregua in Libano. I Pasdaran hanno rivendicato l’attacco contro la base di Ramat David, minacciando una risposta “più ampia” contro “tutti gli obiettivi americano-sionisti” in caso di nuove operazioni.

Minacce incrociate tra Teheran e Tel Aviv

La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha rincarato la dose, parlando su X di un “regime sionista agli ultimi respiri”. Dall’altra parte, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, si è scagliato contro l’Iran per aver lanciato missili capaci di “radere al suolo un intero quartiere”, sostenendo che “nessun Paese rispettabile” tollererebbe una cosa simile simile.

Il fronte marittimo

Sul piano strategico, la crisi si sposta anche sul mare. Con lo Stretto di Hormuz già bloccato, le autorità iraniane potrebbero puntare ora a Bab al-Mandab, snodo cruciale nel Mar Rosso per l’accesso al Canale di Suez, già in passato bersaglio degli Houthi yemeniti.

In questo quadro, la Casa Bianca appare sempre più comprimaria. Donald Trump denuncia, ammonisce, si smarca. Ma non riesce a fermare Netanyahu, né a impedire che Israele continui a colpire in Libano e in Iran ignorando le richieste americane.


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